FERENC SZALASI
E LE CROCI FRECCIATE
Claudio Mutti
Ritratto fotografico (Clik immagine)Ferenc Szálasi nacque il 6 gennaio 1897 a Kassa (oggi Kosice, in Slovacchia), da una famiglia in cui si intrecciavano radici ungheresi, slovacche, rutene, armene e tedesche. Dal padre, ufficiale dell'imperial-regio esercito, gli derivò la vocazione militare; dalla madre, cattolica di rito bizantino, ereditò il fervore religioso. Durante la Grande Guerra aveva combattuto tre anni al fronte come ufficiale e dopo la fine del conflitto era rimasto in servizio, perché intendeva intraprendere la carriera militare come suo padre e i suoi fratelli. Entrato all'accademia, aveva compiuto una serie di ricerche attinenti ai rapporti del mondo del lavoro con la difesa militare. Chiamato nel 1925 a prestare servizio presso lo Stato Maggiore dell'esercito, cinque anni più tardi aveva effettuato un viaggio di studio in Francia. Nel 1933 aveva pubblicato il suo primo libro, A magyar állam felépítésének terve (Il piano di edificazione dello Stato ungherese), dal quale emerge una decisa rottura con le posizioni conservatrici presenti nei movimenti fascisti e nazionalsocialisti. Erano quindi seguite altre pubblicazioni, una delle quali, Le basi principali del disarmo, era stata tradotta in Germania da una casa editrice specializzata in questioni militari.
Vi sono alcuni episodi che possono servire a dare un'idea della mentalità e del carattere del giovane ufficiale. In occasione di un disordine scoppiato a Budapest a causa della miseria in cui versava la popolazione, Ferenc Szálasi, che era preposto al servizio di vigilanza, ricevette dal ministro degli Interni l'ordine di sparare sulla folla dei manifestanti. Egli però rifiutò di obbedire, dichiarando che quegli operai erano suoi fratelli.
Nel corso di un viaggio attraverso l'Ungheria, che aveva intrapreso in qualità di membro dello Stato Maggiore, Szálasi visitò un villaggio minerario. Siccome i minatori gli spiegarono che il loro salario oscillava tra i 90 e i 120 pengö mensili, Szálasi chiese conferma di ciò all'ingegnere della miniera; quest'ultimo disse che era vero, aggiungendo che lui stesso non guadagnava più di 5.000 pengö al mese. Allora Szálasi gli domandò se non temeva che i minatori, un giorno o l'altro, anziché spaccare il carbone gli spaccassero la testa.
Il primo ministro Gyula Gömbös, che "non apprezzava troppo i suoi colleghi militari che si abbandonavano a speculazioni intellettuali e progettavano grandi cambiamenti sociali e costituzionali"1, relegò Szálasi in una guarnigione di periferia. Ma siccome tale provvedimento ottenne solo lo scopo di agevolare le riflessioni di Szálasi e la sua attività pubblicistica, Gömbös fece un nuovo tentativo: convocato il giovane ufficiale nel proprio gabinetto, gli disse che per l'Ungheria, uscita a pezzi dalla guerra, l'unica politica possibile consisteva nella tutela degli interessi dei magnati e della finanza e gli offrì, per le elezioni del 1935, un seggio di deputato alla Camera. Szálasi non solo rifiutò sdegnato l'offerta, ma formulò il proposito di lottare fino alla distruzione del regime oligarchico.
Il Partito della Volontà Nazionale
Congedatosi dall'esercito, nel marzo del 1935 Szálasi fonda il Partito della Volontà Nazionale (Nemzet Akaratának Pártja), il cui programma nazionale e socialista si trova esposto nel libro Cél és követelések (Meta e rivendicazioni). Mentre i movimenti nazionalsocialisti, fascisti e nazionalisti trovano seguito soprattutto nel ceto contadino, Szálasi rivolge un'attenzione particolare alla classe operaia, tanto che riuscirà ad espugnare le tradizionali roccheforti del Partito Socialdemocratico2. "Prendeva forma così un 'fascismo di sinistra' potente e originale (avente numerosi punti in comune con la Guardia di Ferro), 'fascismo di sinistra' la cui sola esistenza contraddice in maniera decisiva la maggior parte delle definizioni classiche (specialmente marxiste) del fenomeno fascista"3. In effetti, di fronte al fenomeno del "fascismo ungherese" la storiografia postbellica4 ha manifestato un significativo senso di disorientamento, tant'è vero che anche autori marxisti hanno dovuto riconoscere che "in Ungheria [...] il carattere e l'egemonia della reazione tradizionale ha sempre dominato in tutta la struttura politica, escluso il periodo di Szálasi"5.
Il partito fondato da Szálasi diventa dunque la principale forza politica d'opposizione: sono le Camicie Verdi a portare il popolo nelle piazze, a controllare i sindacati operai e ad organizzare gli scioperi. La sinistra perde ogni credibilità politica ed è praticamente abbandonata dalle masse operaie e contadine, che passano con le Camicie Verdi: se alle elezioni parziali del 1936 il Partito della Volontà Nazionale ottiene un migliaio di voti su 12.000, nel 1937 i militanti del nuovo movimento arrivano a ventimila.
Impressionato dal dinamismo di questa formazione politica, nell'aprile 1937 il governo Darányi decreta lo scioglimento del Partito della Volontà Nazionale, mentre Szálasi viene condannato a tre mesi di reclusione per avere svolto propaganda antisemita. Qualche mese dopo, però, le Camicie Verdi danno vita al Partito Nazionale Socialista (Nemzeti Szocialista Párt), che in breve tempo giunge a contare centomila iscritti. Alla fine dell'anno, il nuovo partito lancia la campagna "Szálasi 1938": che il 1938 debba vedere il capo nazionalsocialista al governo, appare abbastanza probabile, e non solo perché il suo più stretto collaboratore, Kálmán Hubay, ha battuto il candidato governativo in una elezione parziale, ma soprattutto per il vastissimo consenso di cui godono le Camicie Verdi in tutto il paese e presso tutte le categorie sociali.
La repressione e il carcere
Il Reggente Horthy, allarmato sia dal successo nazionalsocialista sia dagli sviluppi della politica europea (in seguito all'Anschluss l'Ungheria ha il Terzo Reich sul confine occidentale), ritiene che sia il momento di reagire. Licenzia Darányi e affida a Béla Imrédy (allora in fama di anglofilia) l'incarico di formare un governo, che abbia come compito prioritario la repressione del movimento nazionalsocialista. Il nuovo primo ministro emette immediatamente un decreto, il n. 3.400, che vieta ai dipendenti statali l'iscrizione ai partiti politici; la norma intende colpire il Partito Nazionale Socialista, che ha moltissimi militanti nell'amministrazione pubblica e nell'esercito. Poco dopo, la polizia segreta diffonde dei volantini che inneggiano a Szálasi e insultano Horthy ("Rebecca, fuori dal Castello!"); il capo nazionalsocialista è arrestato, processato e condannato a tre anni di carcere per aver diffuso "letteratura sovversiva". Seguono alcune dimostrazioni di protesta, alle quali il governo risponde mettendo al bando il Partito Nazionale Socialista. Kálmán Hubay lo ricostituisce sotto il nome di Partito Ungarista (Hungarista Párt); il nuovo primo ministro, il conte Teleki, scioglie anche questo, ma Hubay fa nascere il Partito della Croce Frecciata (Nyilas Keresztes Párt). Tra provvedimenti repressivi di vario genere (censure, sequestri, confische, perquisizioni, arresti) si arriva al maggio 1939. Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, il partito Croce Frecciato sfonda a destra e a sinistra6, diventando il secondo partito del paese: su due milioni di voti ne ottiene 750.000, anche se dei 259 seggi gliene vengono attribuiti solo 31. Il numero degli iscritti al partito raddoppia e tocca le duecentomila unità, nonostante le intimidazioni governative e i massicci arresti di militanti.
"Il gruppo dei deputati Croce Frecciati - scrive Mariano Ambri - rappresentò la prima vera opposizione nell'Ungheria di Horthy; un'opposizione molto agguerrita che non perdeva alcuna occasione di criticare non solo le singole misure del governo, ma lo stesso regime 'conservatore ed antipopolare' in nome di ciò che era stato battezzato 'ungaro-socialismo' "7. In realtà, il termine esatto è "ungarismo" ed è stato coniato da Ottokár Prohászka, il battagliero "vescovo dei poveri" che Szálasi ha sempre considerato come un suo precursore. Contro le posizioni materialiste ispirate alla difesa di interessi di classe, l'ungarismo propugna un socialismo di tipo comunitario nutrito di valori spirituali. Lo Stato ungarista preconizzato da Szálasi dovrà poggiare su tre pilastri: il contadinato, il ceto operaio, l'intellettualità8; l'esercito avrà il compito di edificare la Grande Patria e difenderla contro i pericoli esterni ed interni. L'economia verrà programmata dal Consiglio Generale delle Corporazioni, la produzione agricola verrà affidata a contadini riuniti in cooperative, la banca sarà nazionalizzata. Alle concezioni scioviniste del nazionalismo ungherese "classico", l'ungarismo contrappone un "conazionalismo" di tipo imperiale, cioè l'idea sovranazionale di una Grande Patria in cui possano convivere tutte le "stirpi sorelle" dell'area danubiano-carpatica. Nel 1940, dopo che un arbitrato italo-tedesco avrà tolto alla Romania metà della Transilvania per assegnarla all'Ungheria, Szálasi si recherà tra i suoi sostenitori a Cluj (Kolozsvár), ma ne fermerà gli applausi chiedendo un minuto di raccoglimento in memoria di Corneliu Codreanu, "con il quale, se fosse stato ancora in vita, avrebbe trovato forse altre basi per risolvere il problema"9.
Tuttavia, durante il periodo della carcerazione di Szálasi, nel partito Croce Frecciato si verificano contrasti tra la "destra" e la "sinistra". Tra le manifestazioni che hanno luogo in favore della sua scarcerazione, riveste un particolare interesse politico quella dell'agosto del 1939, che reclama l'abrogazione della legge 10 applicata contro Szálasi e altri oppositori, nazionalsocialisti e comunisti; nel corso di tale manifestazione, accanto ai ritratti di Szálasi compaiono quelli di Hitler e di Stalin, perché con la firma del Patto di non aggressione russo-tedesco si profila un "fronte comune di Stati proletari contro le plutocrazie"11.
"Al fine di controbilanciare l'influenza dei sinistri"12, Hubay manovra per fondere il Partito della Croce Frecciata con altri partiti dell'estrema destra. Nell'operazione si inserisce l'ex primo ministro Imrédy, il quale, venutosi a trovare isolato nel partito governativo in seguito al rafforzamento di Teleki, ha fondato con altri ventisei deputati il Partito del Rinnovamento Ungherese (Magyar Megújulás Pártja), che si dichiara fascista e filotedesco. Hubay e Imrédy intendono dunque dar vita a una vasta coalizione governativa attestata su posizioni di estrema destra. Intanti gli elementi più radicali progettano un'azione rivoluzionaria. Scrive il Reggente nelle sue Memorie, che i loro obiettivi erano di "liberare con la forza il Capo del partito, Ferenc Szálasi, il quale era, in quel tempo, ancora in carcere, assassinare il Ministro dell'Interno Keresztes-Fischer e costringere me ad affidare a Szálasi il potere dello Stato"13. Il piano però viene scoperto e sedici dei ventitré imputati sono condannati, per alto tradimento, all'ergastolo e a pene detentive.
L'adesione al Patto Tripartito
Nel settembre del 1940, quando viene scarcerato, Szálasi si oppone decisamente al disegno di Hubay di realizzare ulteriori aggregazioni a destra14 e ribadisce l'orientamento nazionale e socialista dell'ungarismo indicendo, per il mese successivo, uno sciopero di quarantamila minatori: "la più potente azione proletaria ungherese, dalle origini della classe operaia in quel paese"15. Il Reggente propone a Teleki di scatenare una repressione su vasta scala contro le Croci Frecciate e di rimettere in carcere Szálasi; ma il primo ministro preferisce ricorrere a una soluzione giuridica ed elabora un progetto di riforma dello Stato che, "per mezzo di complicate astuzie, elimini i liberali, i socialdemocratici e le Croci Frecciate"16. Più che non dai disegni di Teleki, il declino delle fortune delle Croci Frecciate è determinato dalle misure antiebraiche del governo e dall'adesione dell'Ungheria al Patto Tripartito: "molti appartenenti alle classi medie avevano già abbandonato il partito ritenendo che esso si fosse spinto troppo oltre nelle sue rivendicazioni sociali e che la politica estera ed antisemita del governo fosse abbastanza soddisfacente"17. Quanto al Reich, esso è preoccupato soprattutto della stabilità politica nel Südostraum, sicché riduce sensibilmente il suo appoggio all'opposizione nazionalsocialista ungherese e rafforza in tal modo il regime horthista.
Il Reggente ed il suo entourage, però, manovrano fin dall'inizio per preparare il tradimento. Già alla fine del 1940 essi pensano di mandare in Occidente un loro uomo, che fondi un Comitato Ungherese all'estero e predisponga il terreno per il trasferimento di Horthy a Londra e la formazione di un governo in esilio. Per quanto riguarda le attività belliche, l'Ungheria intensifica il proprio disimpegno, "ritirando le sue truppe dal fronte russo, non abbattendo gli aerei nemici che sorvolavano il suo territorio, dando addirittura asilo a prigionieri inglesi ed americani fuggiti dai campi di concentramento tedeschi"18. Alla metà del marzo 1944 le truppe tedesche assumono il controllo del paese danubiano e Horthy deve nominare primo ministro l'ambasciatore ungherese a Berlino, Döme Sztójay, il quale riprende la partecipazione alle operazioni militari. Il 24 agosto, approfittando della capitolazione romena e contando sulla passività tedesca, il Reggente destituisce Sztójay e lo rimpiazza con un militare di sua fiducia; poi, il 15 ottobre, legge il suo proclama di resa. Stavolta però i Tedeschi reagiscono, entrando nel Castello di Buda e deportando il Reggente in Germania.
Alcuni membri di spicco delle Croci Frecciate: Szálasi è seduto nella fila anteriore, al centro. (click CC license)
La rivoluzione
E' l'ora delle Croci Frecciate. Le Camicie Verdi insorgono, occupano i centri nevralgici del paese e in un proclama radiofonico dichiarano che "l'Ungheria continua la lotta al fianco dei fratelli d'arme tedeschi". Il capo crocefrecciato forma un governo di coalizione che comprende civili e militari, nazionalsocialisti, fascisti e anche un comunista di tendenze nazionalbolsceviche, Ferenc Kassai-Schallmayer.
Il movimento crocefrecciato "si gonfiò di un'ultima grande ondata di popolarità, questa volta quasi esclusivamente tra le classi popolari, e tra gli operai di Budapest in particolare"19; era diffusa la convinzione che "finalmente la rivoluzione sociale che, per venticinque anni, era stata bloccata dalle forze conservatrici fosse ormai a portata di mano"20. E' in questa ondata di entusiasmo che si inquadra l'irruzione popolare nel quartiere ebraico e il tentativo di espellerne definitivamente gli abitanti, tentativo che incontra l'opposizione della Guida della Nazione. "Un aspetto tragicomico della faccenda -scrive uno storico ebreo, Nagy-Talavera- fu che gli ebrei, allorché appresero che per ordine di Szálasi essi potevano tornare alle loro case, applaudirono gridando 'Viva Szálasi!' "21. Come lo stesso Nagy-Talavera è costretto ad ammettere, Szálasi "non intendeva sterminio"22 quando parlava di soluzione del problema ebraico. "Nel piano d'azione da lui elaborato nel settembre 1944, -scrive uno storico inglese- egli stabilì che gli ebrei dovevano essere impiegati nei lavori pubblici all'interno dell'Ungheria fino al termine della guerra, e che poi sarebbero dovuti emigrare dal paese"23. Ma neanche i Tedeschi dovevano nutrire una seria intenzione di sterminare gli ebrei d'Ungheria, se è vero, come riconosce ancora Nagy-Talavera, che essi avviavano verso le fabbriche "solo gli ebrei in grado di lavorare, e non i vecchi, i malati e i bambini"24.
La difesa di Budapest
Ferenc Szálasi all'ingresso del Ministero della Difesa 18 Ottobre 1944 (click CC license)Il 3 novembre, mentre il nuovo governo riceve la fiducia del Parlamento e Ferenc Szálasi, divenuto Guida della Nazione (Nemzetvetö), presta giuramento davanti alla Corona di Santo Stefano, le truppe sovietico-romene arrivano alla periferia di Budapest. Ungheresi e Tedeschi cominciano una resistenza accanita, veramente eroica, che durerà più di tre mesi. "Per le forze dell'Asse, -è stato detto giustamente- la difesa ad oltranza di Budapest rappresentò quel che l'insurrezione di Varsavia era stata per la Resistenza antifascista: il momento più tragico e più alto della volontà di lotta e dello spirito di sacrificio di una Nazione in armi, un'epopea di lotta popolare animata da un coraggio fanatico e disperato"25. Kitartás! (Perseveranza!) non fu per le Croci Frecciate una parola d'ordine puramente formale.
Il 4 dicembre ha luogo un colloquio tra Szálasi e Hitler, nel corso del quale il Führer assicura che i profughi ungheresi troveranno asilo nel territorio del Reich. In ogni caso, l'incontro dimostra ancora una volta che "Szálasi non fu in alcun modo un fantoccio dei tedeschi"26. Sei giorni dopo, i ministri del governo magiaro lasciano Budapest e si trasferiscono a Szombathely e a Sopron, vicino alla frontiera del Reich. A Sopron si tengono anche le sedute del Parlamento, che nei primi giorni di dicembre discute il Piano di Ricostruzione Nazionale: l'Ungheria sarebbe diventata, a partire dal 1 marzo 1945, uno Stato Ungarista Corporativo.
Intanto gli eventi continuano a precipitare. Il 18 gennaio, le truppe russe e romene entrano a Pest, mentre i difensori della capitale fanno saltare i ponti sul Danubio e si ritirano a Buda. Il 13 febbraio 1945 le truppe sovietiche hanno il controllo di Budapest; ma anche dopo la caduta della capitale, anche dopo la totale occupazione del paese, gli Ungheresi continuano a combattere. Il governo ungherese si stabilisce a Vienna, mentre gli ultimi reparti aerei, i resti del Honvéd, delle divisioni ungariste e Waffen SS proseguono le operazioni militari e le milizie Croce Frecciate compiono atti di guerriglia sul territorio occupato. Il 4 aprile, comunque, l'Ungheria è totalmente occupata.
L'occupazione e le condanne a morte
Alla fine dell'aprile 1945, una settimana prima di cadere in mano agli Occidentali, il Nemzetvezetö celebra le proprie nozze con Gizella Lutz27 nella cittadina austriaca di Mattsee. Si erano fidanzati nel 1927, ma non si erano mai sposati: "I miei figli - diceva Szálasi - sarebbero i figli o di un eroe o di un condannato a morte".
Il 5 maggio Szálasi è arrestato dagli americani, che lo portano ad Augsburg. Di lì, il 18 settembre viene trasferito in un campo di concentramento a sud di Salisburgo, il Marcus Camp. Il 3 ottobre viene imbarcato su un Douglas dell'esercito statunitense insieme con una decina di uomini politici ungheresi: Béla Imrédy, László Bárdossy, Lajos Reményi-Schneller, Vilmos Hellenbronth, Ernö Gömbös, Andor Jaross, Jenö Szöllösi, László Endre, Antal Kunder, Ferenc Kassai-Schallmayer.
Il generale William S. Key, membro statunitense della Commissione Alleata di Controllo, rilasciò la dichiarazione seguente: "Oggi abbiamo consegnato l'ex presidente del consiglio ungherese Ferenc Szálasi e dieci suoi camerati al governo ungherese, affinché vengano sottoposti a processo come criminali di guerra. Altri 456 criminali di guerra ungheresi, la cui estradizione è stata richiesta dal governo ungherese, saranno consegnati quando le possibilità di trasportarli lo consentiranno". Il "governo ungherese" era quello provvisorio presieduto dal generale fellone Béla Miklós; nel mese successivo, il 15 novembre 1945, si formerà il primo governo di coalizione dei partiti democratici, presieduto dal pastore riformato Zoltán Tildy (Partito dei Piccoli Proprietari).
Quei primi undici "criminali di guerra" furono portati al n. 60 della via Andrássy, nello stesso edificio che precedentemente era stato la Casa della Fedeltà, sede centrale del Partito Crocefrecciato. Nel sotterraneo vennero ricavate delle celle, dove i prigionieri furono rinchiusi sotto stretta vigilanza.
La farsa processuale contro Ferenc Szálasi e un primo gruppo di imputati (Gábor Vajna, Jenö Szöllösi, Sándor Csia, József Gera, Gábor Kemény, Károly Beregfy) cominciò il 5 febbraio 1946. La "corte", presieduta dal dr. Péter Jankó (ebreo), era composta dai rappresentanti dei partiti collaborazionisti28. La funzione di "pubblico ministero" era svolta dal dr. László Frank (ebreo). Szálasi sarà impiccato il 12 marzo nel cortile del carcere di via Markó. Lo precederanno sul patibolo, quello stesso giorno, Gera, Beregfy e Vajna. Il 19 marzo toccherà a Kemény, Csia e Szöllösi.
Così un giornalista ebreo, inviato speciale di un giornale francese, descrisse la morte del Nemzetvezetö: "Ecco Ferenc Szálasi, il Capo delle Croci Frecciate. Mentre io tremo in tutto il corpo, Szálasi non dà un segno di paura né di nervosismo. Ci separano circa un paio di metri, sicché posso osservare la sua fisionomia. Nessun tremito, nessuna contrazione. Vorrei conoscere i pensieri di quest'uomo a pochi secondi dall'esecuzione. Ho incrociato il suo sguardo per un breve istante, il suo ultimo sguardo. Penso e sento che non pensa niente e non sente niente. E' di granito ! Uomo diventato granito. E resta di granito mentre passa davanti ai cadaveri dei suoi ministri. Avanza con passo sicuro e regolare verso la morte. Ha un unico gesto: si protende verso la croce che un giovane prete gli porge. Muore senza che un solo muscolo trasalga, senza che nei suoi occhi si veda la paura, senza che lo sguardo gli tremi. La camicia verde, simbolo del Movimento Ungarista, gli viene lacerata dal boia sul petto, dove una medaglia si muoveva ancora pochi istanti prima. Sono le 15, 30..."29.
Le immagini dell'esecuzione
Note
1. M. Ambri, I falsi fascismi. Ungheria, Jugoslavia, Romania 1919-1945, Roma 1980, p. 93.
2. Sarebbe sufficiente questo dato di fatto per mostrare quanto sia risibile l'analisi di J. Erös (Ungheria, in Il fascismo in Europa, a cura di S.J. Woolf, Bari 1968, p. 159), secondo cui "in numero assai grande erano pure gli operai, ma è facile pensare che si trattasse soprattutto di operai non qualificati, disoccupati o non organizzati".
3. R. Cazenave, Naissance et développement du fascisme hongrois, "La Revue d'Histoire du Nationalisme Révolutionnaire", n.1, été 1989 (pagine non numerate).
4. Per una rassegna critica essenziale degli studi sul fascismo ungherese apparsi nel primo trentennio postbellico, si veda B. Vago, Fascism in Eastern Europe, in: AA. VV., Fascism. A Reader's Guide, Berkeley & Los Angeles 1976.
5. A. Kis, Il fascismo ungherese, "Ungheria d'oggi", a. XI, n. 4-5, luglio-ottobre 1971, p. 61 (corsivo nostro).
6. "Nel 1939 migliaia di simpatizzanti comunisti devono aver dato il proprio voto alle Croci frecciate" (J. Erös, op. cit., p. 159).
7. M. Ambri, op. cit., p. 110.
8. Si vedano i discorsi programmatici tenuti da Szálasi al Gran Consiglio operaio, al Gran Consiglio contadino e al Gran Consiglio degli intellettuali, in Kitartás. Ferenc Szálasi, le Croci Frecciate e il nazionalsocialismo ungherese, a cura di C. Mutti, Padova 1974 e in F. Szálasi, Discorso agli intellettuali, Padova 1977.
9. M. Sturdza, La fine dell'Europa, Napoli 1970, p. 38.
10. La legge in base alla quale fu condannato Szálasi (e che fu applicata anche contro altre personalità del suo movimento) era stata emanata nel 1921 per colpire i comunisti. Utilizzata successivamente dal regime di Rákosi per procedere a deportazioni in massa, rimase in vigore fino al 1961. Cfr. Ö. Málnási, A magyar nemzet igaz története [La vera storia della nazione ungherese], Monaco 1959, p. 242; G. Bárány, The Dragon's Teeth: the Root of Hungarian Fascism, in Native Fascism in the Successor States, Santa Barbara, California, 1971, p. 76.
11. "Magyarság", 30 agosto 1939. Cit. in N.M. Nagy-Talavera, The Green Shirts and the Others, Stanford, California, 1970, p. 156.
12. F. Duprat, Le Croci Frecciate in Ungheria, in AA. VV., I fascismi sconosciuti, Milano 1969, p. 64.
13. M. Horthy, Memorie, Roma 1956, p. 219.
14. Hubay avrebbe voluto unire il Movimento Crocefrecciato con il Partito del Rinnovamento Ungherese (Magyar Megújulás Pártja), costituito dall'ex primo ministro Imrédy con ventisei deputati transfughi del partito governativo. "Sembra che tale progetto, sostenuto apertamente dai tedeschi, avrebbe dovuto essere il primo passo verso la totale aggregazione dell'estrema Destra e la successiva opera di proselitismo nell'ala destra del partito governativo, al fine di mettere in minoranza Teleki e costituire una maggioranza parlamentare nazionalista" (M. Rallo, L'epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa (1919-1945), vol. I, Roma 1987, p. 148).
15. F. Duprat, op. cit., p. 64.
16. N.M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 167.
17. M. Ambri, op. cit., p. 115.
18. M. Ambri, op. cit., pp. 115-116.
19. M. Ambri, op. cit., p. 121.
20. M. Ambri, op. cit., p. 121.
21. N.M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 231.
22. N.M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 233.
23. F.L. Carsten, La genesi del fascismo, Milano 1979, p. 259.
24. N.M. Nagy-Talavera, op. cit., p. 233.
25. M. Gozzoli, Popoli al bivio. Movimenti fascisti e resistenza nella seconda guerra mondiale, Milano 1989, p. 154.
26. F.L. Carsten, op. cit., p. 259.
27. Gizella Lutz è morta nel 1994: la stampa ungherese ne ha dato la notizia rendendo omaggio alla sua "fedeltà oltre la tomba". Incarcerata nel 1946, nel 1954 venne processata e condannata a dodici anni perché ritenuta colpevole... di avere esercitato un'influenza negativa sul marito. Uscita di prigione nel 1956, scelse di rimanere in Ungheria; non volle risposarsi e si guadagnò da vivere facendo le pulizie nei negozi.
28. Due "giudici" per ciascuna delle formazioni seguenti: Partito Indipendente dei Piccoli Proprietari (vincitore delle elezioni generali del 4 novembre 1945 col 57,5% dei voti), Partito Nazionale Contadino, Partito Borghese Democratico, Partito Socialdemocratico, Consiglio Sindacale Nazionale, Partito Comunista Ungherese.
Ferenc Szálasi fu impiccato il 12 Marzo 1946 alle 15, 24. Il decesso fu accertato dai medici dieci o quindici minuti più tardi. Ferenc Szálasi, Diario dal carcere, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1997