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Leonardo Da Vinci, 1510 -1515 (Click CC license)Leonardo Da Vinci ( α 15 aprile 1452, ω Anchiano - 2 maggio 1519, Maniero di Clos-Lucé, Amboise, Francia)  fu, senza ombra di dubbio, la mente più ecclettica e geniale che la storia ricordi. L'immensa creatività di Leonardo spaziò senza soluzioni di continuità dalla pittura alla scultura, dall'ingegneria militare all'anatomia umana, dalla botanica all'arte militare. Non ci fu parte dello scibile umano che Leonardo non indagò con una curiosità quasi famelica.

In questa sua ricerca non poteva mancare il mondo delle favole, si per il loro valore morale sia per il loro valore d'intrattenimento e come gioco d'indovinelli su quale fosse il reale significato della favola. Il corpus favolistico di Leonardo fu probabilmente redatto tra il 1490 e il 1494, alla corte milanese di Ludovico il Moro ove tale genere era molto diffuso. E' probabile che Leonardo scrisse le favole proprio per allietare le serate di corte. Leonardo trasse gli spunti per la realizzazione delle sue favole sopratutto da Plinio il Vecchio e da Lodovico Alberti, ma, proprio per l'incredibile capacità leonardesca di attingere a diverse conoscenze per poi crearne di nuove, le conclusioni moralistiche delle favole sono tratte dalle conclusioni di Esopo ma sempre rielaborate da Leonardo talvolta in maniera criptica.

Attrice sempre presente nelle favole è la natura, di cui Leonardo aveva un rispetto ed ammirazione incredibile, ritenendo, correttamente, che solo l'osservazione costante e scientifica della natura stessa poteva insegnare tutto all'uomo, solo se l'uomo si fosse fermato un istante ad ascoltare e osservare. Gli animali hanno un ruolo minore, ad alcuni poco usati nella favolistica affida ruoli stupidi, mentre altri animali normalmente presenti nelle favole hanno caratteristiche inusuete, quasi ironiche. I personaggi delle favole leonardesche non sono stereotipati, ma anzi si muovono di continuo cambiano, si adattano mutando, alle differenti favole, un evoluzione quasi darwiniana. Le piante rimangono l'oggetto prediletto e, in alcuni casi, viene associata alle piante un emozione umana. Ma Leonardo non tralascia nessun elemento nel raccontare le sue favole, e i quattro elementi naturali, cari alla tradizione greca sono parte integrante e personaggi delle favole. In tutto il corpus emerge prepotente l'immensa personalità di Leonardo che pone al centro di tutto la natura e il rispetto di essa come condizione unica ed assoluta per capire e comprendere, in ultima analisi unica fonte del Sapere.

Il ritmo delle favole è molto differente. Si passa a favole di poche righe a favole più corpose, con un ritmo più lento quasi ipnotico. Ne proponiamo alcune, senza traslare in lingua corrente, per poterle gustare al meglio, così come Leonardo le concepì rispettando la visione leonardesca che il Sapere si acquisisce osservando e rispettando quello che si osserva

 

 La farfalla e la candela

Non si contentando il vano e vagabondo parpaglione di potere comodamente volare per l’aria, vinto dalla dilettevole fiamma della candela, diliberò volare in quella; e ’l suo giocondo movimento fu cagione di subita tristizia; imperò che ’n detto lume si consumorono le sottile ali, e ’l parpaglione misero, caduto tutto brusato a piè del candellieri, dopo molto pianto e pentimento, si rasciugò le lagrime dai bagnati occhi, e levato il viso in alto, disse: «O falsa luce, quanti come me debbi tu avere, ne’
passati tempi, avere miserabilmente ingannati. O si pure volevo vedere la luce, non dovev’io conoscere il sole dal falso lume dello spurco sevo?»

Morale: se ti fai ingannare dalle cose false rischi di farti molto male e di morire per aver inseguito ciò che non è naturale

Maometto e l'Uva

Trovandosi il vino, divino licore dell’uva, in una aurea e ricca tazza, e sopra la tavole di Maumetto, e montato in groria di tanto onore, subito fu assaltato da una contraria cogitazione, dicendo a sé medesimo: «Che fo io? Di che mi rallegro io? Non m’avvedo esser vicino alla mia morte e lasciare l’aurea abitazione della tazza, enentrare innelle brutte e fetide caverne del corpo umano, e lì trasmutarmi di odorifero e suave licore in brutta e trista orina? E non bastando tanto male, ch’io ancora debba sì lungamente diacere in e brutti ricettacoli coll’altra fetida e corrotta materia uscita dalle umane interiora?» Gridò inverso al cielo, chiedendo vendetta di tanto danno, e che si ponessi ormai fine a tanto dispregio, che poiché quello paese producea le più belle e migliore uve di tutto l’altro mondo, che il meno esse non fussino in vino condotte. Allora Giove fece che il beuto vino da Maumetto elevò l’anima sua inverso il celabro e quello in modo contaminò, che lo fece matto, e partorì tanti errori, che, tornato in sé, fece legge che nessuno asiatico beessi vino. E fu lasciato poi libere le viti co’ sua frutti.

Morale: Se denigri la natura perdi il lume della ragione e compi molti sbagli, e la natura prosegue il suo corso

I denti e la lingua

“Emorsa lingua dentibus graviter vulneratori succensebat atque diuturni iam saporum beneficii oblita, in quibus quidem  exprimendis et porrigendis ad linguam aetatem fere omnem viresque contriverant, dentium immodicam vicinitatem et superbiam accusabat. Responderunt dentes : «Si tamen ab iniuria fuit alienus animus, condonasse nonne oportuit?”

Morale: La lingua accusa i denti di superbia, poichè la mordono per errore, quando essi hanno speso la loro intera vita a riverirla. I personaggi sono gli stessi, mentre i temi sono, invece, la collaborazione tra gli elementi e la condanna, da parte della Natura, per chi non si adegua e non rispetta le sue leggi.

Il falcone e l'anatra

Il falcone non potendo sopportare con pazienza il nascondere che fa l’anitra fuggendosele dinnanzi e entrando sotto acqua, volle come quella sotto acqua seguitare, e, bagnatosi le penne, rimase in essa acqua, e l’anitra, levatasi in aria, schernia il falcone che annegava.

Morale: se non sei in grado di reggere il fallimento e ti getti a capofitto dove non puoi, muori

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