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Si può parlare di Leon Degrelle per ore oppure si può semplicemente nominare che l’effetto è sempre il medesimo, un profondo stupore e un timore quasi reverenziale, quasi si trattasse di una divinità.
Certo che pensare al fondatore di REX al volontario della Vallonie al Comandante della Vallonie e successivamente all’esule non è come pensare alla partita di calcio domenicale.

Degrelle riuscì a conciliare il paganesimo germanico con l’intimismo cattolico in un modo così semplice ma nel contempo così spirituale che è difficile comprenderlo.
“… ah il Diavolo marcia con noi in terra rossa…” cantavano i legionari e Degrelle pur cantando con i suoi soldati rimase cattolico nel profondo.
Ma la grandezza di Degrelle, a mio giudizio, divenne immensa nel momento della sconfitta, nel momento del totale annichilimento di tutto ciò per cui aveva lottato e in cui aveva creduto. In esilio in terra di Spagna non si rinchiuse in arroganti silenzi o in tristi rimembranze. In altro modo, in altre forme continuò la Sua battaglia ideale scrivendo, tenendo conferenze, accettando anzi ricercando sempre il confronto su qualunque tema e su qualunque argomento con una vitalità enorme.
Nel piccolo brano che segue Degrelle racconta ciò che erano i suoi sogni e ciò per cui ha combattuto e perso. La grandiosità è che dal brano non traspare altro che un immensa spiritualità gioiosa e un incrollabile fede nel futuro

NM
 
" Noi abbiamo detto allo Stato: non occupatevi di quello che non vi riguarda: le coscienze non sono affar vostro. Occupatevi delle riforme sociali, politiche, economiche e lasciate le anime tranquille. Ed abbiamo detto alla Chiesa: diffondete la verità e la luce, raggiungete le anime in una atmosfera sempre più pura. Ed in un Paese, dove dirsi cattolici significava appartenere ad un partito, abbiamo chiesto al clero di avvicinarsi alle anime in punta di piedi, tacendo, e di non occuparsi della nomina delle guardie campestri e dei segretari comunali. Abbiamo così realizzato nel nostro movimento, la realizzeremo domani nel Paese, l'unità fra credenti e non credenti.
Alla Camera, al Senato, abbiamo inviato dei parlamentari ai quali non avevamo chiesto se erano cattolici o se non lo erano. Erano dei buoni cittadini che andavano a servire il loro Paese, ed un Paese è un bene comune di quelli che credono e di quelli che non credono.
Ed erano in gran parte dei giovani, di cui molti avevano appena i venticinque anni necessari per essere eletti. Perché il nostro Movimento, come quelli dei Popoli che si sono salvati, è giovanile. Giovinezza!, come cantate voi Italiani.
" Si era diviso tutto il Paese in classi: classe contadina, classe operaia, classe media, classe dirigente. Noi rexisti abbiamo mostrato alle classi che erano legate l'una all'altra , e non soltanto dall'anima, dagli slanci umani, ma dalle realtà economiche.
La classe contadina non può fare a meno degli operai.
Ma quando gli operai sono in miseria chi ne soffre? Anche i contadini che non possono vendere i prodotti della terra agli operai delle officine.
E quando i contadini sono in miseria patiscono operai e contadini, perché i contadini non comprano i prodotti delle officine che non possono lavorare a pieno rendimento.
Nel sistema capitalistico, quando succede che gli sbocchi sui mercati stranieri sono chiusi, tutte le classi ne soffrono, perché sono legate l'una all'altra come gli anelli di una catena.
Per questo, noi rexisti abbiamo spazzato tutte le lotte di classe e siamo riusciti a far eleggere nello stesso giorno un discendente della più alta nobiltà Belga, un nipote di De Marode e di Montalembert insieme ad un operaio metallurgico di Liegi, Knappen, nobile anche lui della più bella nobiltà del mondo: quella del lavoro.
" Ed abbiamo pure superato la lotta delle lingue: Francese nel Sud, Fiammingo nel Nord, Tedesco nell'Est.
Si faceva credere ai Valloni, ai Fiamminghi ed ai Tedeschi che per mantenere la loro cultura dovevano restare sulla difensiva, l'uno contro l'altro.
Ed invece noi abbiamo dimostrato, parlando in Francese ai Fiamminghi ed ottenendo da loro 100.000 voti, che era per noi un beneficio inestimabile essere ad una confluenza di civiltà e poter gettare ponti tra il Germanesimo e la Latinità.
" Questa concezione della riconciliazione Nazionale nella pace religiosa, sociale, linguistica, è la negazione del parlamentarismo, che è, invece, il culto dell'odio e dell'incompetenza.
Perciò noi vogliamo riportare il Parlamento alla sua funzione storica, che era unicamente il controllo ed il voto del Bilancio, e vogliamo creare al suo posto gli organismi corporativi che ci mancano.  Noi vogliamo ricondurre l'elaborazione delle leggi in limiti normali; vogliamo che le leggi agricole siano fatte dalla Corporazione dell'Agricoltura, vogliamo un regime speciale, sì, una Corporazione per l'Agricoltura, una Corporazione della Metallurgia, una Corporazione della Pesca, del Cuoio; organismi capaci di preparare leggi ben fatte e che lavorino seriamente alla collaborazione fra gli uomini."
Leon Degrelle



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