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Ma guarda.... (clik immagine )Non so cosa dirá Putin alla tradizionale sfilata del 9 maggio per ricordare la vittoria della Russia “sui nazisti”. Probabilmente, che la guerra di ieri continua oggi contro “i nazisti” ukraini. Da Kyiev gli fará eco Zelenskyi, sostenendo che “i nazisti” di oggi sono i russi, che hanno invaso un pacifico paesello che aveva il solo torto di candidarsi a diventare una base missilistica americana a quattro passi da Mosca.


In Italia, fanno loro eco in tanti, con la variante del “nazifascismo”. Non approfondisco, per non infierire su chi, qui da noi, si balocca ancóra con i calendarietti del 1945.
Tutto questo parlare di nazismo, a tutte le longitudini, mi sembra in realtá fuori dal mondo ed anche dalla storia. Personalmente, vieterei per almeno cento anni di parlare di nazismo, comunismo, fascismo (e relative varianti) in relazione all’attualitá politica. Ne parlassero soltanto gli storici, possibilmente evitando di recitare i versetti della propaganda di guerra del tempo andato.
Tornando alla parata del Kremlino, non vi sembra assurdo che questa debba celebrare la vittoria “dei russi” contro “i nazisti”? In veritá, la vittoria é stata contro “i tedeschi”. Se poi si vuole a tutti i costi chiamare in causa “i nazisti”, allora sarebbe corretto che come vincitori si indicassero “i comunisti”. Delle due l’una, infatti. O si riconduce tutto alla realtá, prendendo atto che la seconda guerra mondiale é stata uno scontro fra potenze: Germania, Italia e Giappone, da una parte; Inghilterra, Francia e Stati Uniti, dall’altra; Russia prima con gli uni (fino al 1941), poi con gli altri. Oppure si accetta la finzione ideologica: nazifascisti da una parte, democratici dall’altra, comunisti un po’ di lá e un po’ di qua.
Naturalmente, in questo secondo caso potrebbero esserci delle controindicazioni: in Italia, per esempio, sarebbe difficile celebrare la ricorrenza del 25 aprile, considerato che la data apparirebbe a molti come quella della sconfitta dell’Italia e della vittoria dei nostri nemici americani, russi, eccetera.

DRAGHI, L’AMERIKANO
Mario Draghi si appresta a volare a Washington, da Biden. Andrá a promuovere sé stesso, menando vanto di avere trascinato l’Italia fuori dal gruppo dei tiepidi, schierandola in primissima fila tra i filoamericani piú sfegatati. Siamo ormai al quarto posto fra i paesi fornitori di armi all’Ukraina.
E non si sa neppure di che armi si tratti, visto che l’argomento é stato secretato dal governo. Decideranno Draghi e l’altro ultrá atlantista Guerini, ministro della Difesa assai gradito a Mattarella, senza che al parlamento sia consentito di sapere di che cacio di armi si tratti. D’accordo anche il COPASIR, il Comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti, presieduto dal sen. Adolfo Urso (Fratelli d’Italia).
Quindi, sgomitando a dovere, abbiamo occupato il quarto posto tra i piccoli fan di Biden e Zelenskyi.
Senza bisogno di sgomitare, invece, saremmo giá tra i primi dieci bersagli dei russi nel caso di guerra mondiale (convenzionale o nucleare). Per la precisione – dicono le malelingue – nel mirino ci sarebbe la base aerea statunitense di Aviano, vicino Pordenone, dove – anche qui secondo le malelingue – gli americani avrebbero stipato un numero non esiguo di bombe atomiche. E noi – sia detto per inciso – siamo stati tanto fresconi da aver fatto un referendum per dire che non volevamo l’energia nucleare!
Altre malelingue sostengono che, prima di Aviano, i russi colpirebbero un’altra base americana, quella di Sigonella in Sicilia, ufficialmente sede “soltanto” della Naval Air Station dell’aviazione e della marina statunitensi, oltre che del Command Ground Surveillance della NATO. Inoltre, Sigonella ospita un “deposito logistico” al servizio della 6ª Flotta americana nel Mediterraneo. Deposito di che cosa? Ufficialmente, solo di carburante e di attrezzature inoffensive. Una specie di pompa di benzina, insomma.
Ma a fare di Sigonella uno straordinario oggetto misterioso é soprattutto una stazione di telecomunicazioni che – sostengono sempre le malelingue – fungerebbe da centrale operativa per la U.S.Navy non soltanto nel Mediterraneo.
Allegria! Questa é l’Italia che piace a Sir Drake. E che Dio ce la mandi buona.

MA DOVE SONO I SOLDI PER “RIDURRE LA DIPENDENZA” DAL GAS RUSSO?
Continua l’agitarsi frenetico dei governanti italiani per far finta di cercare “fonti alternative” al gas russo; fonti alternative che non ci sono. Mentre Yankee-Mario spara l’ultima battutaccia sui condizionatori, Giggino o’ Guaglione gira come una trottola nell’Africa Nera a firmare contratti miliardari per forniture non di gas (che da noi non avrebbero come arrivare) ma di GNL, il gas liquefatto, che é tutt’altra cosa. É come quello che ci hanno promesso gli americani, e che non passa attraverso i gasdotti ma viene trasportato – con costi salatissimi – a mezzo di apposite navi “gasiere”; una volta arrivato, deve essere trattato in appositi impianti di “rigassificazione” prima di essere reso utilizzabile. Ne abbiamo solo tre di questi impianti, sufficienti appena per una spruzzatina di gas. Ma, niente paura: non sará difficile trovare i fondi per costruirne tanti altri. Magari con una tassa ad hoc.
Speriamo che il gas liquefatto non ci arrivi mai – né quello americano né quello del Congo – perché, oltre ad inquinare maledettamente, ci costerebbe un occhio della testa. E il prezzo delle bollette passerebbe dai livelli da capogiro di oggi a livelli addirittura piú alti, da fantascienza, letteralmente insostenibili sia per i privati che per le industrie.
Diciamocelo chiaramente: l’idea di passare dal gas naturale (quello, appunto, allo stato gassoso) al gas da laboratorio (quello allo stato liquido e da rigassificare successivamente) é una idea assolutamente balzana, da suicidio economico.
Una idea che fa il paio con quell’altra idea manicomiale, secondo la quale per arrivare alla pace bisogna allungare la guerra, e quindi occorre rifornire di armi offensive la parte perdente: in modo che il conflitto possa durare a lungo, possibilmente – come vorrebbero gli americani – all’infinito.

Michele Rallo

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