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Banda Balder, Voce della Fogna (Clik immagine)Dopo qualche decennio il bisogno di essere quello che siamo è esploso, è diventato imperante. Leggo, rileggo quello che fu scritto allora e non posso che dirmi così è e così deve essere.

 

Chi Siamo, Europei di Lingua italiana.

Dopo varie esperienze politiche, nel 1990, un gruppo di nazional popolari ha deciso di fare politica in modo nuovo, fra la gente con la gente. A questo punto sono nate diverse ed esaltanti esperienze. Prima l'apertura di due locali, poi la festa comunitaria di Cuasso al Monte nel 1992, la creazione della testata Carpe diem, la stampa di alcuni testi, la collaborazione con il Vertex Teatro, i contatti con i nazional popolari spagnoli e francesi, l'impegno sociale nella guerra in Croazia, infine l'avventura su INTERNET in appoggio a tutte le iniziative che ciascuno di noi porta avanti nel suo territorio e con la propria comunità umana

Politicamente alcuni di noi militano in differenti schieramenti, ma tutti siamo uniti da una comune visione del mondo, da una comune visione della spiritualità dell'uomo. Non facciamo parte, come gruppo, di schieramenti politici. Siamo disponibili a collaborare con tutti e a parlare con tutti, ma non siamo disposti a rinnegare noi stessi, le nostre idee, la nostra visione del mondo. "Siamo quelli che siamo"

Crediamo fermamente in un Italia libera e giusta, in una grande Europa libera.
Crediamo all'Europa dei popoli e non dei mercanti ove, primo dovere sia la costituzione di uno Stato sociale.
Crediamo che sia necessario, affinché non vi siano più ne sfruttati ne sfruttatori, rifondare lo Stato, ricostruirlo secondo valori etici e morali che superino la concezione capitalista e marxista.
Crediamo che corporativismo e socializzazione possano essere fra le fondamenta del nuovo Stato.
Crediamo nel valore dell'Onore, della Fedeltà, della Tradizione.
Crediamo che il progresso non sia necessariamente civiltà.

 

Non dite che siamo pochi
sono forse poche due nuvole
nel cielo d'agosto ?
poi
all'improvviso
il cielo si scurisce
lampi e tuoni
la tempesta scuote
la terra

Non dite che siamo pochi
dite solo
che siamo

 

Arriva la Tempesta, Baracche del Dosegù (Click CC license)

 

Da tempo ci domandavamo se era possibile, con pochi mezzi, realizzare un giornale che fosse palestra e nel contempo fucina di idee. Poi nel 94 si riuscì in qualche modo a realizzarlo. Volutamente non abbiamo voluto creare un giornale, un foglio, che fosse politicamente impegnato nel senso comune del termine. Abbiamo preferito parlare e scrivere di tutto, parlare di cultura, cinema, teatro con un occhio di riguardo al sociale.

Non è stata una scelta facile, tanti ci hanno accusato di mimetismo, trasformismo e, i più "integralisti" di scorrettezza ideologica.
Non crediamo che sia così, non crediamo che una visione del mondo debba necessariamente passare attraverso schemi e linguaggi d'altri tempi.
Il terreno del confronto deve essere il terreno delle idee, della cultura in tutte le sue forme. Comunicare vuol dire esprimere quello che dentro ci rode, quella tensione ideale, quell'aspirazione dell'anima che ci differenzia dalle bestie.
Crogiolo di idee, anche punto di incontro e scontro fra diverse idee, fra Cattolicesimo e Paganesimo, fra spiritualismo Evoliano e l'impeto Soreliano..

" Altro limite della scienza storica è nell'impossibilità di dominare la totalità della storia come un tutto fornito di senso. La storiografia empirica si trova per ogni dove dinanzi alla fortuità" ( Karl Jaspers, piccola storia del pensiero filosofico, pg 28, Edizioni di Comunità, Varese 1984 )

Magistrale intuizione del Maestro, nella vita non è possibile dare un senso scientifico a tutto, e tantomeno si può dare una spiegazione razionale del perché di alcune scelte, di alcune iniziative. Il bisogno di comunicare, di trasmettere il fuoco che arde non è codificabile, non è classificabile in quel comportamento o spiegabile con il materialismo dialettico o con le teorie economiche dei macro sistemi. E' il bisogno innato dell'uomo di credere in un qualcosa di superiore, è l'anelito di anime rinchiuse nei limiti della carne, nei limiti della condizione umana.

Di fronte alle tragedie che il nostro popolo sta vivendo non possiamo, non ce la sentiamo, di tirarci da parte. I deboli, i disperati, i diseredati, coloro che non sono perché non hanno, sono parte organica di noi, del nostro popolo, della nostra nazione, della nostra Europa, dobbiamo tentare d'essere anche la loro voce

 

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