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Quello che conta però e che finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere e documentare quello che tutti sapevano e che Mursia ha deciso di pubblicare questo saggio. Il libro narra l’odissea del popolo tedesco dal 1944 al 1950 davanti all’irruzione in Europa delle armate sovietiche e sotto il terrore dei bombardamenti che ridussero le città tedesche in giganteschi forni crematori a cielo aperto. La narrazione è precisa ed estremamente documentata sia con testimonianze dirette sia con la lettura di documenti ufficiali dell’epoca. Da un lato vi è il racconto delle terribili battaglie sostenute dai tedeschi e dalle Waffen SS Europee per contenere l’avanzata delle armate sovietiche e per permettere l’evacquazione dei civili, dall’altro le terribili esperienze dei civili deportati che, sfuggiti alle armate sovietiche vennero riconsegnati, come merce di scambio, dagli alleati ai sovietici in forza degli accordi di Yalta.

Le foto a corredo del volume sono di una crudezza inimmaginabile e alcune volte sconvolgenti: sono la presentificazione di una realtà mai detta e mai scritta.

Evacuazione di civili e truppe tedesche in Curlandia, ottobre 1944 (click CC license)I racconti delle donne violentate, delle donne gravide sventrate, dei legionari inchiodati sulle prue dei carri armati sono tali da far rivivere i peggiori orrori dell’animo umano. Il volume non si presenta di facile lettura per la decisione dell’autore di documentare ogni affermazione ed ogni racconto. La narrazione risulta quindi spezzata ma conserva una lucidità ed una precisione quasi maniacale che difficilmente potrà mai essere confutata. D’altronde le cifre parlano da sole. In totale furono 16.555.000 i tedeschi che si incamminarono per sfuggire all’Armata Rossa, di questi molti furono "restituiti" ai sovietici: circa 7.900.000 donne, bambini e vecchi furono espulsi dai territori tedeschi controllati dalle forze anglo americane. Il risultato di quest’esodo biblico fu terribile, ancora più odioso perché in parte consumato a guerra finita, dopo il maggio 1945. In tutto furono 2.409.000 i civili tedeschi che morirono nei campi di concentramento o più semplicemente fucilati dopo essere stati torturati e seviziati come incitava la propaganda dello scrittore sovietico Il’ja Ehrenburg.1

Per la crudezza del racconto e la drammaticità delle foto ne raccomandiamo la lettura ad un pubblico adulto.

Terminiamo questa breve recensione salutando con gioia il coraggio dell’Autore e della casa Editrice e riportando le parole che premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer, pronunziò il 4 Novembre 1954, in occasione della ricezione del premio.

"Si trasgredisce nel modo peggiore la legge del dato di fatto storico e, in genere, ogni legge umana, se alle genti si toglie il diritto al paese che abitano, costringendole a trasferirsi altrove. Il fatto che le Potenze vincitrici, alla fine della seconda guerra mondiale, si decisero ad infliggere a questa sorte a diverse centinaio di migliaia di persone e, per giunta, nel modo più duro, ci dà la misura di quanto poco fossero consapevoli del compito che a loro si pose di un nuova sistemazione, giovevole e il più possibile giusta, delle cose."

 

1) "Non contare i giorni, non contare le miglia. Conta solo i tedeschi che hai ucciso. Uccidi il tedesco - questa è la preghiera della tua vecchia madre. Uccidi il tedesco - questo è ciò che i tuoi figli ti supplicano di fare. Uccidi il tedesco - questo è il grido della tua terra russa. Non vacillare. Non arso. Uccidi."

Origine: https://le-citazioni.it/autori/ilja-grigorevic-erenburg/

 

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