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Cinco rosas las flechas de mi haz. (Clik immagine)La Falange Spagnola viene erroneamente, molte volte, assimilata al franchismo ed ai movimenti conservatori, questo saggio mostra con estrema chiarezza come la Falange  da un punto di vista ideologico sia assolutamente in linea con i cosiddetti "fascismi europei" di quell'epoca.

La Falange Spagnola, Caidos por Dios y por España
La FALANGE SPAGNOLA de las JONS sorge, negli anni trenta in Madrid, dall’unione fra la Falange Spagnola e le JONS (Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalistas). Al di là dei Pirenei e forse, purtroppo, anche nella patria del Cid, poco si sa sulla genesi di questo movimento che infiammò tanti cuori e fu portatore d’istanze profonde di giustizia sociale.
Josè Antonio Primo de Rivera (Click CC license)Non si può capire la Falange prescindendo da tre figure gigantesche, allo stesso tempo uomini di pensiero e d’azione: Ramiro Ledesma Ramos, José Antonio Primo de Rivera e Onesimo Redondo Ortega. A questi è doveroso aggiungere Julio Ruiz de Alda; aviatore famoso, intimo amico di José Antonio; le prime 4 tessere della F.E. de la JONS furono le loro (le prime 100 tessere furono assegnate alternativamente ai cinquanta più anziani jonsisti e ai cinquanta primi iscritti a F:E:, iniziando da Ramiro Ledesma capo delle JONS l’organizzazione più anziana). Dopo poco più di due anni dal sorgere del movimento tutti e quattro, assassinati dai comunisti, sarebbero caduti Onesimo Redondo (Clik immagine)per Dio, per la Spagna e per la Falange eterna (tutti, anche se Ramiro Ledesma era uscito dal movimento per riorganizzare autonomamente le JONS).
Ramiro Ledesma Ramos (nato ad Alfaraz, Zamora nel 1905), laureato in lettere e filosofia all’università Complutense di Madrid, appassionato studioso di Nietzche e di Heidegger, inizia la sua battaglia politica nel febbraio del 1931 diffondendo in Madrid un manifesto politico dal rivoluzionario programma al tempo stesso anticomunista e anticapitalista.
Convenzionalmente però si può datare l’inizio della rivoluzione nazional-sindacalista in Spagna con la pubblicazione del primo numero di “La Conquista dello Stato” il 14 marzo 1931 (un mese prima della procamazione delle repubblica) di cui Ramiro fu il cuore ed il cervello.
Nel novembre 1931, dalla fusione fra il gruppo di giovani coagulatosi attorno a “La Conquista dello Stato” e quello facente capo Ramiro Ledesma Ramos (Click CC license)a “Libertà”, edito in Valladolid e diretto da Onesimo Redondo, nascevano le JONS (Juntas de Ofensiva Naciona Sindicalista). Il comitato esecutivo era formato da un triunvirato composta da: Ramiro Ledesma, Onesimo Redondo, Francisco Jimenez:
Il 16 marzo 1933 vede la luce il periodico “El Fascio” cui collaborano sia Ramiro Ledesma che José Antonio Primo de Rivera; Sarebbe più corretto dire “avrebbe dovuto veder la luce” in quanto il giornale fu immediatamente sequestrato (ancora in tipografia) dal governo.
Ai primi di maggio 1933 appare la rivista “JONS” ove si delineano con chiarezza gli obbiettivi ideologici e lo schema organizzativo del movimento.
Il 4 marzo 1934 durante una manifestazione tenutasi al teatro Calderon di Valladolid fu ufficializzata la fusione fra le JONS e F.E. dando origine alla Falange Spagnola delle JONS; unione decisa in un accordo siglato da Ramiro Ledesma e José Antonio il 13 febbraio in Madrid.
I simboli del nuovo movimento sarebbero rimasti quelli jonsisti: la bandiera rosso e nera con le frecce e il giogo.
Nel gennaio del 1935 Ramiro Ledesma esce dal partito e riorganizza in forma autonoma le JONS dando vita al periodico “La Patria Libre”. In maggio pubblica il suo stupendo “Discorso alla gioventù di Spagna”.
Ormai la situazione precipita; il 18 luglio 1936 divampa l’Alzamiento Nacional. Ramiro è a Madrid, rimasta in mano comunista, il primo agosto viene arrestato e, nella notte del 28 ottobre 1936, assassinato nell’atrio del carcere di Ventas.
Onesimo Redondo Ortega, nato il 16/2/1905 a Quintillana de Abajo (Valladolid), si laurea in legge all’università di Salamanca. Proprio in questa città inizia il suo impegno sociale nelle fila di una associazione cattolica. Nel 1927 si reca in Germania ove si trattiene per un anno come lettore di spagnolo; ha così occasione di perfezionare la sua conoscenza della lingua di Goethe ma anche di vedere di persona i fermenti provocati dallo svilupparsi del Nazional-socialismo.
Al suo rientro a Valladolid fa rinascere un sindacato di coltivatori dando sfogo al suo impulso di giustizia sociale e alla sua dedizione per il lavoratori dei campi.
Nel giugno 1931 a Valladolid Onesimo edita un periodico dal nome semplice e dirompente allo stesso tempo “Libertad”. L’ebdomadario è indirizzato soprattutto ai giovani, diffondendo una visione della vita antiborghese e anticapitalista; dal suo primo numero saluta calorosamente “La Conquista dello Stato” di Ramiro Ledesma.
Nell’agosto 1931 dà vita alle “Juntas Castellanas” guidate dall’imperativo “Castiglia salva la Spagna”.
Nel mese di novembre si effettua la fusione con il gruppo diretto da Ramiro Ledesma dando vita alle JONS.
Onesimo utilizzò la sua conoscenza del tedesco per tradurre in spagnolo “I Protocolli dei savi di Sion”, prima a puntate sui numeri di “Libertà”, poi in un unico testo arricchito da varie annotazioni.
Nel 1932 deve fuggire in esilio in Portogallo; da qui collabora attivamente alla realizzazione della rivista “Jons”.
Il 4 marzo 1934 si ufficializzò la costituzione della Falange Spagnola delle JONS a Valladolid e Onesimo  fù fiero della scelta di questa città, scelta intesa come riconoscimento delle sue capacità e del suo spirito organizzativo (scelta tributatagli nonostante egli fosse stato uno dei tre dirigenti jonsisti che avevano dato, nel corso della votazione, parere contrario all’unificazione con F.E.).
Alfonso García-Valdecasas, Julio Ruiz de Alda y José Antonio Primo de Rivera en la fundación de Falange (Click CC license)Il 16 febbraio 1936 le sinistre vincono le elezioni e si lanciano in una feroce persecuzione. Il 7 marzo Onesimo viene arrestato, posto in libertà, poi il 19 marzo riarrestato e ristretto nel carcere di Valladolid. Lì i 110 falangisti detenuti rifuggivano dall’ozio e si preparavano fisicamente e spiritualmente per l’ Alzamiento.
E’ opportuno ricordare le istruzioni date da Onesimo al camerata che doveva provvisoriamente sostituirlo nel comando: “... non aver fiducia nei partiti di destra ... la Falange è e sarà l’unica organizzazione politica per far fronte agli elementi massonico-comunisti e allo stesso governo del fronte popolare ... essere audaci nella conquista della piazza ... le rivoluzioni non le hanno mai vinte nè i timorosi nè i codardi ... curate molto le Falangi rurali, date loro armi e appoggio morale e materiale. Non dimenticate mai che nel campo vi è la vena più sana, vigorosa, sofferta e nobile della Castiglia ...”.
Alla fine di giugno fù trasferito alla prigione di Avila. Il 17 luglio i falangisti organizzano e falliscono un tentativo di fuga, il 18 divampa l’Alzamiento Nazionale. Onesimo e gli altri camerati sono liberati ed il primo immediato atto sarà la celebrazione di una messa di ringraziamento nella turrita cattedrale romanico-gotica di Avila. La sua attività è frenetica “... non vi sono più parenti; non vi sono figli, nè spose, nè padri: vi è solo la Patria...”; parla alla radio, dirama istruzioni, organizza la Falange, visita il vicino fronte. Il 24 luglio, verso mezzogiorno, mentre raggiunge il fronte cade a Labajos nell’imboscata casuale di una colonna comunista che era riuscita ad infiltrarsi fra le avanguardie falangiste.
Onesimo sarà l’unico fra i primi quattro “numeri” della Falange a potersi battere da uomo libero nell’Alzamiento Nazionale ed a morire in un’azione di guerra.
Nell’aprile del 1903 nasce a Madrid José Antonio Primo de Rivera, figlio del generale Miguel Primo de Rivera, dittatore dal 1923 al 1930.
La visione politica di José Antonio si delinea nel saggio scritto per il “Fascio” (n°-16/3/33 - 2° pag.): orientamenti - Verso un nuovo Stato, firmato con una E (del marchesato di Estella - pseudonimo non più utilizzato).
Nell’ottobre del 1933 José Antonio si reca a Roma per incontrare Mussolini.
Con il famoso discorso del 29 ottobre 1933 al teatro della “Commedia” in Madrid, dà vita alla Falange Spagnola. Il discorso è un veemente attacco allo stato liberale affamatore di operai e contadini,e una non meno sferzante accusa al socialismo. Il movimento che si costituisce “.. non è un partito, ma anzi un ... antipartito, non è di destra nè di sinistra ... è un modo di vivere.”. Parlando del parlamento conclude “ ... la nostra vita non è questa. Il nostro posto è là, all’aria libera, con l’arma al fianco e sopra di noi le stelle ...” (quanti giovani, di quante generazioni, questa frase ha fatto sognare).
Il 4 marzo 1934 si ufficializza la F.E. de las JONS; nell’ottobre si celebra in Madrid il I° consiglio nazionale. Per un solo voto di differenza si decide il passaggio della guida del movimento dal triunvirato al capo unico; a questo compito fù designato José Antonio. In questa occasione si stabilisce come uniforme la camicia azzurro scuro.
Nella metà di gennaio del 1935 Ramiro Ledesma esce dal movimento.
Nel giugno 1935 avviene l’importante riunione di Gredos dove la Giunta Politica ratifica la decisione della Falange di sollevarsi “sola o accompagnata” contro il dilagare della violenza e la dissoluzione del valori ispanici. Nei mesi seguenti vengono indirizzati proclami alle forze vive del tessuto sociale spagnolo; maestri, operai, contadini, pescatori e artigiani ne sono i destinatari privilegiati.
Nelle elezioni del febbraio 1936 il fronte popolare vince le elezioni. Il 14 marzo in Madrid viene arrestato José Antonio con molti altri dirigenti falangisti; dimostrazione del particolare accanimento contro di lui fu che l’elezione dello stesso a Cuenca (si era dovuto rivotare per l’annullamento dei precedenti risultati) fu invalidata, privando così il capo della Falange dell’immunità parlamentare.
Ormai si avvicinava la consumazione della tragedia; ai primi di giugno José Antonio viene trasferito ad Alicante. Il 16 luglio divampa l’Alzamiento Nazionale. Dal 13 al 18 novembre si organizza un processo farsa, nella mattinata del 20 novembre 1936 Josè Antonio viene fucilato nel cortile del carcere alicantino.
Il divampare dell’Alzamiento trovò la Falange in un momento di particolare debolezza; centinaia di dirigenti e quadri in carcere. José Antonio si era ben reso conto di una peculiarità della Falange: “... E’ sconsolantemente bello che la Falange abbia molti più cuori che cervelli ...” voleva porvi rimedio ma lo scoppio dell’Alzamiento trovò quasi tutti i “cervelli” (e che cervelli) in carcere. Per la verità uno dei fondatori, il pensatore Ramiro Ledesma era ancora libero in Madrid. Certo, a stretto rigore egli era fuori della Falange ma, già in maggio, superando divisioni personali, si era recato a trovare José Antonio in carcere ed ad offrirgli la sua solidarietà; la situazione poi avrebbe imposto il superamento di alcune ruggini. Purtroppo mancò il tempo, dopo pochi giorni Ramiro fu arrestato e successivamente assassinato.
Uno solo fra i grandi “cervelli” falangisti viene liberato; è Onesimo Redondo, il cattolico che intende la politica come servizio e milizia (sotto certi aspetti assimilabile a Cornelio Zelea Codreanu). Purtroppo dopo pochi giorni cade sul campo dell’onore; il suo eroismo, la sua coerenza e la sua determinazione gli saranno fatali e , in un certo senso (a causa della sua scomparsa), saranno fatali alla Falange.
Cimitero di Paracuellos de Jarama ove furono fucilati i Nazionalisti (Click CC license)Ai primi di settembre del 36 si riunisce in Valladolid un Congresso dei comandanti della F.E. de las JONS con l’obiettivo di costituire una Giunta di Comando; questa fù costituita sotto la direzione di Manuel Hedilla Larrey.
Egli era un consigliere nazionale, uomo di specchiata onestà e fedeltà agli ideali nazionalsindacalisti; probabilmente carente delle profonde capacità di progettazione politico ideologica e del carisma e prestigio personali dei capi falangisti sopra citati.
Frattanto sul futuro politico della Falange si addensano nubi; Franco pensa ad un’unificazione fra le varie forze politiche “nazionali” con l’intento di porle sotto il suo diretto controllo. Il momento è propizio, quelli che José Antonio definiva “cervelli” sono per la maggior parte morti, o in carcere, o sui vari fronti. I Quadri restanti sono incerti, confusi, divisi. Il 18 aprile 1937 Hedilla convoca il Consiglio Nazionale che ratifica lo scioglimento della Giunta di Comando e la nomina di Hedilla come Capo Nazionale “...fino a quando rioccupi il suo posto José Antonio Primo de Rivera o Raimundo Fernandéz Cuesta nel qual caso si riunirà di nuovo il Consiglio Nazionale per decidere quanto sarà opportuno...” (in quel periodo non era stata ufficialmente diffusa la notizia dell’uccisione di José Antonio - Raimundo Fernandéz Cuesta era il Segretario Generale, arrestato a Madrid il 14 marzo 1936).
Il 19 aprile 1937 Franco tramite il Decreto di unificazione accorpa la F.E. de las Jons e la Comunione Tradizionalista (Carlisti - Requetés) autonominandosi Capo Nazionale del nuovo partito unico (da quella data è discutibile parlare d’una Falange completamente autonoma).
Il 25 aprile 1937 Manuel Hedilla fu arrestato, processato e condannato due volte a morte. Per diretto intervento di Serrano Suñer queste condanne furono commutare in ergastolo.
I falangisti attraversano un periodo di sbandamento, la maggior parte accetta il Movimento unificato da Franco mentre altri continuano l’attività politica nella clandestinità.
Alla morte di Franco le divisioni persistono e solo ora pare che le varie anime falangiste si stiano riunificandosi.
Per raggiungere questo risultato occorrerà molta mutua comprensione e l’abbandono di atteggiamenti rancorosi.
In considerazione di quanto sopra ritengo, momentaneamente, opportuno non delineare la recente cronaca del movimento falangista.
Reputo però necessario sottolineare alcuni aspetti.
- l’onore e l’onere dell’eredità del pensiero falangista non può essere appannaggio di un singolo ma compete alla totalità di coloro che credono nell’impostazione ideologico sociale mirabilmente delineata da José Antonio, Ramiro, Onesimo;
- è in atto, da parte di alcuni, il tentativo di “costruire” una Falange “antifascista”. Questo tentativo è una falsificazione della realtà, per smentirla è sufficiente leggere gli scritti originali di Ledesma,  Primo de Rivera e Redondo;
- Francisco Franco non era falangista; ha costretto la Falange sotto la sua autorità e forse ne ha tarpato l’anelito sociOcaña, Toledo - Monumento Caidos por Dios y por España (Click CC license)ale: soprattutto per questo è oggetto di feroci critiche da parte di alcuni; dovere d’obbiettività impone però ricordare, oltre al particolare contesto storico della sua azione, il fatto che fece tributare a José Antonio un funerale come mai nè un Grande di Spagna, nè Rè o Imperatore di Roma ebbe eguale. La salma del Capo della Falange Eterna, portata a spalla dal suo popolo, per centinaia di chilometri da Alicante, sotto il rosso sole di Spagna o lo sfavillio delle fiaccole, con la scorta d’onore che cambia ogni 10 chilometri, giunge all’Escorial cuore dell’Hispanidad, per poi essere definitivamente traslata al Valle de los Caidos (ove attualmente riposa, sotto la bella croce dell’altar maggiore, croce ricavata da un albero scelto e tagliato da Franco nel bosco di Riofrio). Atto che ricorda saghe leggendarie o racconti mitologici. Certo si potrebbe asserire che ormai José Antonio era morto , non era più un concorrente; può essere vero ma è altrettanto vero che un caduto in odore di martirio che entri nella leggenda è a volte più “presente” e pericoloso di un vivo.
Ogni anno vari falangisti, nell’anniversario della morte, ripercorrono parte di quell’ultimo pellegrinaggio, da Madrid al Valle. Alcuni in gruppo organizzato, dandosi il cambio ogni 10 chilometri, come l’originale scorta d’onore, altri (e fra questi mi è caro ricordare l’indimenticabile camerata Mariano Sancez  Covisa, con cui divisi uno di questi pellegrinaggi) da soli o in piccoli gruppi, coprendo l’intero percorso e dando a questa modesta fatica il senso di un tributo alla memoria di coloro che con il loro sacrificio contribuirono a rendere eterna la Falange.

Giancarlo ROGNONI

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