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Scritta apparsa dopo qualche ora dalla strage (Clik immagine)Riportiamo l'intervento, del 10 Dicembre 2020 nel Consiglio di Circoscrizione del VII Municipio di Roma, di Flavia Cerquoni, esponente della Lega, in relazione alla volontà espressa dalla maggioranza di sgomberare la sede di Acca Larentia. A Flavia Cerquoni tutta la nostra stima e il nostro ringraziamento. Per i soliti pavidi, restati in silenzio, aristocratica indifferenza.

Roma, 10/12/2020

Il 7 gennaio del 1978 davanti la sede missina di via Acca Larentia, persero la vita assassinati tre giovani: Franco, Francesco e Stefano.

Quando da amministratori siamo chiamati ad esprimerci su una questione è necessario conoscere a fondo protagonisti e storia della questione di cui si tratta.

Non credo che molti all’interno di questo consesso abbiano realmente cognizione di quello di cui stiamo parlando. E allora è giusto ricordare a questi sapienti amministratori i fatti accaduti e a chi.

Franco Bigonzetti, era un ventenne iscritto al primo anno di Medicina e chirurgia, che nella strage rimase ucciso sul colpo.

Francesco Ciavatta, studente di diciott’anni, pur essendo ferito tentò di fuggire attraversando la scalinata situata a lato dell’ingresso della sezione ma, inseguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena e morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale.

Stefano Recchioni, 19 anni, colpito da un proiettile della polizia e morto dopo due giorni di agonia.

Erano da poco passate le 18 di quel 7 gennaio e si apprestavano a uscire dalla sede romana del Movimento Sociale Italiano.

Cinque giovani militanti missini furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco formato da cinque o sei persone.

Per circa 10 anni le indagini non approdarono a nulla. Nel 1988 si scoprì che la mitraglietta Skorpion usata nell’azione venne usata successivamente anche in altri tre omicidi firmati dalle Brigate Rosse. Furono arrestate 4 persona legate a Lotta Continua ed una si diede alla latitanza.

Mario Scrocca si tolse la vita in cella il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici. Gli altri tre imputati, verranno assolti in primo grado per insufficienza di prove.

Ha inizio quella sera del 7 gennaio una lunga scia di morte, di vendette alla cieca e di suicidi senza fine.

Come quello del padre di Ciavatta che qualche mese dopo si uccise per la disperazione.

E ancora, come quella del 10 Gennaio 1979, con la morte del 17enne Alberto Giaquinto.

L’errore più grande che un’amministrazione cieca e ignorante può fare è quella di considerare Acca Larentia l’appuntamento di una giornata.

Acca Larentia è memoria storica, simbolo di gioventù, ricordo di chi ha perso la vita.

È simbolo di un’Italia che ha visto negli anni 70/80 cadere sotto i colpi di arma da fuoco la sua gioventù, colpevole di trovarsi dalla parte sbagliata, perché “uccidere un fascista non è un reato”.

Acca Larentia appartiene alla storia della destra, di Roma e dell’Italia.

In ogni ricorrenza, l’ Amministrazione ha il dovere di commemorare e portare una corona di fiori sul luogo dove era stato sparso il sangue di persone innocenti.

Questo atto (la risoluzione che invita allo sgombero dei locali, ndr) è frutto dell’odio ideologico e non di un reale interesse per la città, ed è spinto dall’ignoranza e da una superficiale propaganda elettorale del M5S.

Un politico nel 2008 ricordò la strage di Acca Larentia con queste parole:

“Quel 7 gennaio di trent’anni fa fu un giorno terribile per tutta la città di Roma. Ricordarlo oggi, e lo faremo concretamente anche, come richiesto dal Consiglio comunale, con la dedica di un strada, è un dovere civile, impegnativo per tutta la nostra comunità che rivendica con forza le proprie basi democratiche e il conseguente rifiuto ogni tipo di violenza”

Vi chiederete quale esponente politico ho citato.

Se non sbaglio non un neofascista ma un esponente del PD: Walter Veltroni.

Il I Municipio approvò l 11 gennaio 2008 all’unanimità la mozione presentata da Alleanza nazionale e La Destra e sottoscritta dal Partito Democratico in cui si chiese l’intitolazione di una via alle vittime di Acca Larentia.

Con Sindaco Raggi, il cerimoniale del Campidoglio si è ridotto a 2 agenti della Polizia Locale che hanno deposto una corona.

È evidente che chi ha firmato l’atto ignora o ancora peggio risulta indifferente alla strage di Acca Larentia.

Se questi coraggiosi firmatari (della risoluzione, ndr) fossero lungimiranti amministratori, sicuramente non avrebbero minimamente citato Acca Larentia.

Acca Larentia non è di un partito o di un gruppo. Acca Larentia è di tutti i cittadini. Dei tanti che, senza appartenere a schieramenti politici, il 7 gennaio in assoluta libertà sfilano per il quartiere per ricordare 3 ragazzi, per ricordare che l’odio comunista uccise e uccide quando diventa “scusa banale” per tentare di eliminare la memoria della parte avversa.

La politica tutta conservi Acca Larentia come patrimonio della storia italiana.

A chi si erge a baluardo democratico del terzo millennio, a chi si riempie la bocca di finto antifascismo, a chi tenta di fare propaganda sulla vita di giovani morti, ribadisco il nostro totale disprezzo e confermo che a livello istituzionale per quanto ci compete faremo tutto quanto nelle nostre possibilità per garantire il riconoscimento del valore storico.

Flavia Cerquoni

Fonte Kulturaeuropa

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