La repressione e il carcere
Il Reggente Horthy, allarmato sia dal successo nazionalsocialista sia dagli sviluppi della politica europea (in seguito all'Anschluss l'Ungheria ha il Terzo Reich sul confine occidentale), ritiene che sia il momento di reagire. Licenzia Darányi e affida a Béla Imrédy (allora in fama di anglofilia) l'incarico di formare un governo, che abbia come compito prioritario la repressione del movimento nazionalsocialista. Il nuovo primo ministro emette immediatamente un decreto, il n. 3.400, che vieta ai dipendenti statali l'iscrizione ai partiti politici; la norma intende colpire il Partito Nazionale Socialista, che ha moltissimi militanti nell'amministrazione pubblica e nell'esercito. Poco dopo, la polizia segreta diffonde dei volantini che inneggiano a Szálasi e insultano Horthy ("Rebecca, fuori dal Castello!"); il capo nazionalsocialista è arrestato, processato e condannato a tre anni di carcere per aver diffuso "letteratura sovversiva". Seguono alcune dimostrazioni di protesta, alle quali il governo risponde mettendo al bando il Partito Nazionale Socialista. Kálmán Hubay lo ricostituisce sotto il nome di Partito Ungarista (Hungarista Párt); il nuovo primo ministro, il conte Teleki, scioglie anche questo, ma Hubay fa nascere il Partito della Croce Frecciata (Nyilas Keresztes Párt). Tra provvedimenti repressivi di vario genere (censure, sequestri, confische, perquisizioni, arresti) si arriva al maggio 1939. Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, il partito Croce Frecciato sfonda a destra e a sinistra6, diventando il secondo partito del paese: su due milioni di voti ne ottiene 750.000, anche se dei 259 seggi gliene vengono attribuiti solo 31. Il numero degli iscritti al partito raddoppia e tocca le duecentomila unità, nonostante le intimidazioni governative e i massicci arresti di militanti.
"Il gruppo dei deputati Croce Frecciati - scrive Mariano Ambri - rappresentò la prima vera opposizione nell'Ungheria di Horthy; un'opposizione molto agguerrita che non perdeva alcuna occasione di criticare non solo le singole misure del governo, ma lo stesso regime 'conservatore ed antipopolare' in nome di ciò che era stato battezzato 'ungaro-socialismo' "7. In realtà, il termine esatto è "ungarismo" ed è stato coniato da Ottokár Prohászka, il battagliero "vescovo dei poveri" che Szálasi ha sempre considerato come un suo precursore. Contro le posizioni materialiste ispirate alla difesa di interessi di classe, l'ungarismo propugna un socialismo di tipo comunitario nutrito di valori spirituali. Lo Stato ungarista preconizzato da Szálasi dovrà poggiare su tre pilastri: il contadinato, il ceto operaio, l'intellettualità8; l'esercito avrà il compito di edificare la Grande Patria e difenderla contro i pericoli esterni ed interni. L'economia verrà programmata dal Consiglio Generale delle Corporazioni, la produzione agricola verrà affidata a contadini riuniti in cooperative, la banca sarà nazionalizzata. Alle concezioni scioviniste del nazionalismo ungherese "classico", l'ungarismo contrappone un "conazionalismo" di tipo imperiale, cioè l'idea sovranazionale di una Grande Patria in cui possano convivere tutte le "stirpi sorelle" dell'area danubiano-carpatica. Nel 1940, dopo che un arbitrato italo-tedesco avrà tolto alla Romania metà della Transilvania per assegnarla all'Ungheria, Szálasi si recherà tra i suoi sostenitori a Cluj (Kolozsvár), ma ne fermerà gli applausi chiedendo un minuto di raccoglimento in memoria di Corneliu Codreanu, "con il quale, se fosse stato ancora in vita, avrebbe trovato forse altre basi per risolvere il problema"9.
Tuttavia, durante il periodo della carcerazione di Szálasi, nel partito Croce Frecciato si verificano contrasti tra la "destra" e la "sinistra". Tra le manifestazioni che hanno luogo in favore della sua scarcerazione, riveste un particolare interesse politico quella dell'agosto del 1939, che reclama l'abrogazione della legge 10 applicata contro Szálasi e altri oppositori, nazionalsocialisti e comunisti; nel corso di tale manifestazione, accanto ai ritratti di Szálasi compaiono quelli di Hitler e di Stalin, perché con la firma del Patto di non aggressione russo-tedesco si profila un "fronte comune di Stati proletari contro le plutocrazie"11.
"Al fine di controbilanciare l'influenza dei sinistri"12, Hubay manovra per fondere il Partito della Croce Frecciata con altri partiti dell'estrema destra. Nell'operazione si inserisce l'ex primo ministro Imrédy, il quale, venutosi a trovare isolato nel partito governativo in seguito al rafforzamento di Teleki, ha fondato con altri ventisei deputati il Partito del Rinnovamento Ungherese (Magyar Megújulás Pártja), che si dichiara fascista e filotedesco. Hubay e Imrédy intendono dunque dar vita a una vasta coalizione governativa attestata su posizioni di estrema destra. Intanti gli elementi più radicali progettano un'azione rivoluzionaria. Scrive il Reggente nelle sue Memorie, che i loro obiettivi erano di "liberare con la forza il Capo del partito, Ferenc Szálasi, il quale era, in quel tempo, ancora in carcere, assassinare il Ministro dell'Interno Keresztes-Fischer e costringere me ad affidare a Szálasi il potere dello Stato"13. Il piano però viene scoperto e sedici dei ventitré imputati sono condannati, per alto tradimento, all'ergastolo e a pene detentive.

