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La rivoluzione

E' l'ora delle Croci Frecciate. Le Camicie Verdi insorgono, occupano i centri nevralgici del paese e in un proclama radiofonico dichiarano che "l'Ungheria continua la lotta al fianco dei fratelli d'arme tedeschi". Il capo crocefrecciato forma un governo di coalizione che comprende civili e militari, nazionalsocialisti, fascisti e anche un comunista di tendenze nazionalbolsceviche, Ferenc Kassai-Schallmayer.

Il movimento crocefrecciato "si gonfiò di un'ultima grande ondata di popolarità, questa volta quasi esclusivamente tra le classi popolari, e tra gli operai di Budapest in particolare"19; era diffusa la convinzione che "finalmente la rivoluzione sociale che, per venticinque anni, era stata bloccata dalle forze conservatrici fosse ormai a portata di mano"20. E' in questa ondata di entusiasmo che si inquadra l'irruzione popolare nel quartiere ebraico e il tentativo di espellerne definitivamente gli abitanti, tentativo che incontra l'opposizione della Guida della Nazione. "Un aspetto tragicomico della faccenda -scrive uno storico ebreo, Nagy-Talavera- fu che gli ebrei, allorché appresero che per ordine di Szálasi essi potevano tornare alle loro case, applaudirono gridando 'Viva Szálasi!' "21. Come lo stesso Nagy-Talavera è costretto ad ammettere, Szálasi "non intendeva sterminio"22 quando parlava di soluzione del problema ebraico. "Nel piano d'azione da lui elaborato nel settembre 1944, -scrive uno storico inglese- egli stabilì che gli ebrei dovevano essere impiegati nei lavori pubblici all'interno dell'Ungheria fino al termine della guerra, e che poi sarebbero dovuti emigrare dal paese"23. Ma neanche i Tedeschi dovevano nutrire una seria intenzione di sterminare gli ebrei d'Ungheria, se è vero, come riconosce ancora Nagy-Talavera, che essi avviavano verso le fabbriche "solo gli ebrei in grado di lavorare, e non i vecchi, i malati e i bambini"24.

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