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L'occupazione e le condanne a morte

Alla fine dell'aprile 1945, una settimana prima di cadere in mano agli Occidentali, il Nemzetvezetö celebra le proprie nozze con Gizella Lutz27 nella cittadina austriaca di Mattsee. Si erano fidanzati nel 1927, ma non si erano mai sposati: "I miei figli - diceva Szálasi - sarebbero i figli o di un eroe o di un condannato a morte".

Il 5 maggio Szálasi è arrestato dagli americani, che lo portano ad Augsburg. Di lì, il 18 settembre viene trasferito in un campo di concentramento a sud di Salisburgo, il Marcus Camp. Il 3 ottobre viene imbarcato su un Douglas dell'esercito statunitense insieme con una decina di uomini politici ungheresi: Béla Imrédy, László Bárdossy, Lajos Reményi-Schneller, Vilmos Hellenbronth, Ernö Gömbös, Andor Jaross, Jenö Szöllösi, László Endre, Antal Kunder, Ferenc Kassai-Schallmayer.

Il generale William S. Key, membro statunitense della Commissione Alleata di Controllo, rilasciò la dichiarazione seguente: "Oggi abbiamo consegnato l'ex presidente del consiglio ungherese Ferenc Szálasi e dieci suoi camerati al governo ungherese, affinché vengano sottoposti a processo come criminali di guerra. Altri 456 criminali di guerra ungheresi, la cui estradizione è stata richiesta dal governo ungherese, saranno consegnati quando le possibilità di trasportarli lo consentiranno". Il "governo ungherese" era quello provvisorio presieduto dal generale fellone Béla Miklós; nel mese successivo, il 15 novembre 1945, si formerà il primo governo di coalizione dei partiti democratici, presieduto dal pastore riformato Zoltán Tildy (Partito dei Piccoli Proprietari).

Quei primi undici "criminali di guerra" furono portati al n. 60 della via Andrássy, nello stesso edificio che precedentemente era stato la Casa della Fedeltà, sede centrale del Partito Crocefrecciato. Nel sotterraneo vennero ricavate delle celle, dove i prigionieri furono rinchiusi sotto stretta vigilanza.

La farsa processuale contro Ferenc Szálasi e un primo gruppo di imputati (Gábor Vajna, Jenö Szöllösi, Sándor Csia, József Gera, Gábor Kemény, Károly Beregfy) cominciò il 5 febbraio 1946. La "corte", presieduta dal dr. Péter Jankó (ebreo), era composta dai rappresentanti dei partiti collaborazionisti28. La funzione di "pubblico ministero" era svolta dal dr. László Frank (ebreo). Szálasi sarà impiccato il 12 marzo nel cortile del carcere di via Markó. Lo precederanno sul patibolo, quello stesso giorno, Gera, Beregfy e Vajna. Il 19 marzo toccherà a Kemény, Csia e Szöllösi.

Così un giornalista ebreo, inviato speciale di un giornale francese, descrisse la morte del Nemzetvezetö: "Ecco Ferenc Szálasi, il Capo delle Croci Frecciate. Mentre io tremo in tutto il corpo, Szálasi non dà un segno di paura né di nervosismo. Ci separano circa un paio di metri, sicché posso osservare la sua fisionomia. Nessun tremito, nessuna contrazione. Vorrei conoscere i pensieri di quest'uomo a pochi secondi dall'esecuzione. Ho incrociato il suo sguardo per un breve istante, il suo ultimo sguardo. Penso e sento che non pensa niente e non sente niente. E' di granito ! Uomo diventato granito. E resta di granito mentre passa davanti ai cadaveri dei suoi ministri. Avanza con passo sicuro e regolare verso la morte. Ha un unico gesto: si protende verso la croce che un giovane prete gli porge. Muore senza che un solo muscolo trasalga, senza che nei suoi occhi si veda la paura, senza che lo sguardo gli tremi. La camicia verde, simbolo del Movimento Ungarista, gli viene lacerata dal boia sul petto, dove una medaglia si muoveva ancora pochi istanti prima. Sono le 15, 30..."29.

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