Condividere una vita
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, un ricordo di Umberto da un "ragazzo" di Avanguardia Nazionale
Credo che sia impossibile per chi lo ha conosciuto e ne ha condiviso tanti giorni ricordare Umberto con poche parole. Non si può costringere in qualche frase di circostanza la sua figura. Basti dire che passato mezzo secolo ancora non passa giorno che non gli rivolga un ricordo. E non passa giorno che non rimpianga di non avergli potuto dare l’ultimo saluto. Si ci eravamo visti pochi giorni prima in modo clandestino ma il giorno del suo funerale non potevo essere presente. Forse avrei dovuto sfidare l’arresto ma Umberto stesso non lo avrebbe voluto. Ma come è possibile non ricordare quel ragazzo sempre sorridente e pronto tanto all’azione quanto allo scherzo. Era stato aggredito in via Torino e come conseguenza di essere stato aggredito, oltre a finire ricoverato per qualche giorno aveva passato anche settimane al carcere minorile. Si questa era la giustizia di allora. Non che oggi sia poi cambiato molto. Da allora abbiamo rischiato insieme la vita e l’arresto tante volte, Qualche arresto l’abbiamo condiviso, la vita l’hai persa tu che eri il migliore. Ma non voglio raccontare tanto una serie di ricordi, di fatti compiuti ma una vita praticamente vissuta insieme ad un piccolo gruppo di camerati, praticamente da quando ci si svegliava (per Umberto difficilmente prima di mezzogiorno) a quando si andava a dormire ( mai prima di mezzanotte). Ricordo anche sua sorella maggiore Cristina che non lo ha mai abbandonato, lo ha sempre aiutato anche quando era scomodo. Per Umberto il termine camerata era perfetto. Non solo condivisione di un ideale ma anche di un modo di vita. E per ricordarlo la cosa migliore credo sia riportare le parole di Ich hatt' einen Kameraden,
Io avevo un camerata,
non ce n'è miglior ahimè.
Che tuonasse la battaglia,
che fischiasse la mitraglia,
saldo stava accanto a me,
saldo stava accanto a me.
Una palla, tra migliaia,
destinata a trarti al ciel!
Colpito t'ebbe al petto,
t'accasciasti senza un detto,
camerata mio, fratel!
Camerata mio, fratel!
Mi tendevi ancor la mano,
implorandomi invan:
- Non ti posso qui aiutare,
mentre deggio ancor sparare.
Ci vedremo in ciel doman,
ci vedremo in ciel doman! -
Costantino Corsini

