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Mercoledì 29 Marzo 2000

PRIMAVALLE 1973

I fratelli Mattei carbonizzati: ma all’epoca la pista fu politica

di F.V.
ROMA - Due finestre illuminate dalle lingue di fuoco dello stesso orrore notturno e spalancate come schermi televisivi sulle stesse visioni infernali di sagome umane carbonizzate da due incendi dolosi scoppiati a distanza di 27 anni ai due lati opposti di Roma: Prenestino, Primavalle. Ieri 3 morti, 2 allora. I fotogrammi girati la notte scorsa nel fumo a via Guglielmo degli Ubertini suggeriscono infatti drammatiche similitudini con le fotografie del rogo doloso che la notte del 16 aprile 1973 uccise i fratelli Stefano e Virgilio Mattei di 8 e 22 anni: due dei sei figli del netturbino Mario di 48, segretario della sezione Giarabub del Movimento Sociale Italiano di via Svampa a Primavalle.
Pure in quella notte di ventisette anni fa - erano le 3,20 di lunedì - al terzo piano delle Case popolari di via Campeggi 15, le fiamme furono appiccate dolosamente nel buio con una scia di benzina, che - meticolosamente sgocciolata da una tanica da 15 litri - scivolò come un silenzioso, luminoso serpe di fuoco sotto la porta di casa Mattei: due stanze e cucina. Lì si scatenò, devastando la modesta magione e ustionando la signora Anna Maria (moglie di Mattei) e tre dei suoi figli. Per il piccolo Stefano e per Virgilio - colti accanto alla finestra dalle crude istantanee dei fotografi che li ritraggono sfigurati dal fuoco - non ci fu invece nulla da fare. Si consumarono davanti a tutti come candele di un altare. Soccorritori, vicini, camerati, curiosi, impotenti, li videro spegnersi da quella finestra aperta sull’inferno acceso dall’odio politico. Una febbre violenta, diffusa allora in tutta Roma. E a Primavalle (tra cellule e sezioni di partito le sedi politiche nel quartiere erano 48) anche più che altrove.
Formidabili solo per pochi, quei lividi anni 70 nei quali la Strategia della tensione, con attentati addebitati agli opposti estremismi, stragi anonime, violenze di piazza ed assassinii politici pressochè quotidiani, preannuncia il terrorismo e una sorta di guerra civile in città come la nostra. I tre arrestati (assolti nel ’75 ma poi condannati) per il rogo dei fratelli Mattei praticano il cosiddetto “antifascismo militante" sotto le insegne di Potere Operaio. Ma si dicono innocenti. Affermano di non aver niente a che vedere con quel rogo. E in base a voci e confidenze raccolte nel quartiere dagli inquirenti, partiti e stampa di sinistra sostengono un’ipotesi agghiacciante. La strage sarebbe la “faida" di un gruppo estremista della sezione Msi di Primavalle contro la linea moderata di Mattei. In primo grado questa versione riceve credito: i tre sono assolti per mancanza di prove. In appello però li condannano. E per molti a Roma il rogo che carbonizzò quei ragazzi non s’è ancora spento.


 

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