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Indice articoli

Franco Bigonzetti (Clik immagine)Francesco Ciavatta (Clik immagine)Nella sezione del MSI di via Acca Larentia, nel popoloso quartiere Appio si svolge una riunione giovanile. La sezione è un polveroso stanzone, chiuso da una saracinesca metallica, al termine di una strada non accessibile dalle macchine. Sono le 18 si preparano i volantini per un concerto di musica alternativa, devono cantare "Gli Amici del Vento" un gruppo milanese che ha iniziato a fare "Musica Alternativa". Alle 18.20 i ragazzi escono dalla sezione, devono andare a raggiungere gli altri camerati che stanno volantinando in piazza Risorgimento. In tre escono dalla sezione. All’uscita i ragazzi vengono accolti da un fuoco incrociato di armi automatiche, sparano ripetutamente, nel mucchio finché non rimangono sul selciato colpiti a morte Franco Bigonzetti (20 anni) e Francesco Ciavatta (18 anni), Vincenzo Segneri  riesce a rientrare in sezione e, seppur ferito ad un braccio, a chiudere la porta blindata. I soccorsi tardano, Francesco rantola in un lago di sangue, morirà durante il tragitto in ospedale.

La notizia si sparge, dilaga fra i camerati che convergono da tutta Roma verso la sezione di Acca Larentia. La tensione è alle stelle, l'indifferenza e l'arroganza di giornalisti superano ogni limite. Un giornalista della RAI butta con disprezzo ( o con distrazione ) la cicca di una sigaretta nella pozza di sangue di Francesco. Le immagini raccontano molto di più delle parole.

Stefano Recchioni (Clik immagine)La reazione dei camerati presenti è immediata. Le "forze dell'ordine" caricano e lanciano lacrimogeni. Stefano Recchioni militante del F.d.G. sezione di Colle Oppio viene colpito da un proiettile sparato da un capitano dei Carabinieri. Morirà il 9 gennaio all'Ospedale S. Giovanni. In poche ore la furia omicida ha colpito per ben tre volte e solo il caso ha "limitato" a tre il numero delle vittime. Se tutti e sei i ragazzi della sezione fossero usciti contemporaneamente ben più grave sarebbe stato il bilancio, le sventagliate di mitraglietta esplose dai comunisti avrebbero fatto ben altri danni.

Non si fanno passi indietro (Clik immagine)La rivendicazione della strage fu puntuale: i Nuclei Armati di Contropotere territoriale rivendicarono l'azione definendola un'azione di "antifascismo militante" teso a "colpire i nemici del popolo". Tanto per gradire tutti i presunti colpevoli vennero assolti per insufficienza di prove come la supposta componente femminile del commando, rimasta per altro latitante.

Da allora tutti gli anni i Camerati romani, insieme a Camerati di tutt'Italia, commemorano la strage con il Rito del Presente. Da segnalare la gazzarra del 2001, in occasione della commemorazione le forze progressiste si scatenano invocando l'intervento delle forze dell'ordine per impedire le "provocazioni fasciste" ed i rigurgiti "razzisti". Strano oggi come allora si invoca l'intervento delle forze dell'ordine. Fortunatamente per adesso le stesse non sparano più ad altezza d'uomo.

Caduti sul Campo dell'Onore


  Acca Larentia visto e commentato dagli antifa (Clik documento)


Acca Larentia Azione Giovani

Sezione Trieste Salario - Nucleo FRANCESCO CECCHIN Sezione Parioli Pinciano - Nucleo JAN PALACH

E’ difficile parlare di chi non c’è più, di chi ha dato la vita per quell’ideale in cui tutti noi crediamo, di chi è stato capace di sacrificare la propria giovinezza in nome di qualcosa di più alto, di più luminoso, di più vero.

E’ difficile perché qualunque parola sembra inappropriata se usata per descrivere il gesto di ragazzi come noi, che per il solo fatto di aver scelto quella che molti hanno chiamato e continuano a chiamare la "strada sbagliata", quella più difficile, sono morti a vent’anni.

E’ difficile perché di fronte al sacrificio estremo spesso ci si sente estremamente piccoli e inadeguati e qualunque cosa si dica o si faccia sembra sciocca. E’ difficile, ma noi vogliamo provarci lo stesso, seguendo quel filo rosso che ci lega a chi ha percorso prima di noi la strada sulla quale stiamo camminando.

Quello che vogliamo dire a Franco, Francesco, Stefano, Alberto e a tutti quelli che sono con loro nella verde valle lontana e senza tempo dalla quale ci stanno guardando, è che noi ci siamo. Con tutte le nostre debolezze, con la stanchezza e lo scoraggiamento che a volte si fanno davvero pesanti, con piccoli sacrifici quotidiani, che non sono niente se paragonati al loro.

Ci siamo, e continuiamo, nel nostro mondo e nel nostro tempo, a percorrere la strada che prima di noi ha visto i loro passi svelti attraversare la vita, consapevoli del fatto che abbiamo scelto di vivere un ideale che va oltre il tempo e oltre la storia, un ideale che ha vissuto in loro e che ora vive in noi.

Ci siamo, e sappiamo che in ogni semplicissimo atto della militanza di ogni giorno, come un’affissione, un volantinaggio, una riunione, un’assemblea, ci sono con noi anche loro.

C’è chi il sangue è chiamato a versarlo tutto insieme e chi goccia a goccia: quando ci sentiamo stanchi e scoraggiati, quando ci assalgono i dubbi sulla scelta della militanza, sarà sufficiente pensare a chi, ragazzo di vent’anni come noi, ha versato il suo sangue tutto insieme e ci ha lasciato il dono più prezioso che si possa mai ricevere: un esempio da seguire.

7 gennaio 1978

Come spesso accadeva in quegli anni, la giornata stava trascorrendo in un clima abbastanza teso. Alle 18.20 circa, un gruppo di militanti del Fronte della Gioventù esce dalla sezione di Acca Larenzia per andare a fare un volantinaggio. Immediatamente un commando di 5 o 6 persone (l’attentato sarà in seguito rivendicato dai Nuclei Armati per il contropotere territoriale) apre il fuoco contro i ragazzi del Fronte.

Franco Bigonzetti è il primo ad essere colpito. Un altro ragazzo, ferito ad un braccio, riesce a rientrare in sezione e si chiude dentro. Gli altri si gettano a terra, ma il commando spara di nuovo e colpisce Francesco Ciavatta, che stava tentando di salire sulle scalinate a fianco del portone della sezione. Cade a terra. Morirà poco dopo in ambulanza. Alla notizia dell’agguato, costato la vita a due ragazzi, a due militanti poco più che ventenni, davanti alla sezione di Acca Larenzia si raduna una gran folla: forze dell’ordine, membri del partito, giornalisti, ma soprattutto giovani, i camerati dei ragazzi uccisi, forse quelli colpiti più da vicino da quel gesto folle.

La tensione è altissima. Un giornalista ed un cameraman, dopo aver ripercorso le tappe dell’agguato, si fermano accanto ad una macchia di sangue e uno dei due vi getta distrattamente sopra un mozzicone di sigaretta. I ragazzi presenti reagiscono in malo modo: i due vengono malmenati e ne nascono tafferugli e scontri. I carabinieri lanciano lacrimogeni.

Il capitano Sivori, impugnata la sua pistola, cerca di sparare nel mucchio dei manifestanti, ma l’arma si inceppa. Si fa dare allora la pistola di un suo sottoposto, si inginocchia e prende la mira: questa volta i proiettili partono, e viene colpito Stefano Recchioni, che morirà dopo 48 ore di agonia (9 gennaio).

 

"(…) Mentre siamo in riunione arriva la notizia che nella sede di Acca Larenzia i compagni hanno sparato di nuovo (…). Quella sera del 7 gennaio, presi dalla rabbia per la morte di Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti, i ragazzi iniziano gli slogan di protesta contro carabinieri e celere, che sono lì davanti alla sezione per prevenire incidenti. Quella loro presenza di controllo è inaccettabile (…). Il tono delle grida aumenta e dalla parte dei carabinieri iniziano a sparare lacrimogeni. La distanza tra noi missini e i carabinieri è minima e non si capisce perché ci sparino addosso. Indietreggio.

Mi giro e vedo a terra quel ragazzo biondo con cui stavo parlando poco prima. E’ Stefano Recchioni e torno indietro per aiutarlo a rialzarsi. Gli metto una mano dietro la testa per sollevargliela e gli occhi azzurri gli roteano all’indietro. Sulla mano ho una strana sensazione di caldo: provo a tirarlo su, ma quando la macchia di sangue si allarga sui miei jeans, capisco che non è stato colpito da un lacrimogeno, ma da un proiettile alla nuca. Da una parte i carabinieri, dall’altra chi ha cercato riparo verso la sezione e si aspetta un’altra carica. Sulla strada è rimasto il corpo di Stefano, che continuo a tenere tra le braccia. Non darà più segni di vita e il mio grido di aiuto non basterà a fermare quel sangue e a salvargli la vita. Non verso nessuna lacrima, ma niente da quel momento sarà più come prima".

 

da NEL CERCHIO DELLA PRIGIONE - Francesca Mambro

 


Acca Larentia i ricordi di un 17 enne

Nel 2002 fu pubblicato il primo studio integrato sui caduti dopo il 1945, moltissimi vollero dare il loro contributo, testimonianza che al di la delle scelte politiche di ciascuno nessuno dimentica 

...Caro Giancarlo sarei molto contento se anche altre persone potessero leggere quanto da me inviato, specialmente per i più giovani che oggi vivono la militanza politica praticamente (e fortunatamente ) all'acqua di rose, e comunque non potranno mai e poi mai immaginare l'aver vissuto quegli anni e quei giorni ai tempi delle varie; lotta continua, autonomia operaia, anarchici vari, etc.etc. ho qualche anno meno di te, (ho cominciato a fare politica nella metà degli anni settanta) ma le semplici scazzottate erano già finite da qualche tempo e la parola era spesso lasciata alle armi....

Un caro saluto .."

Oggi 06/04/2002 per la prima volta ho visitato il Vs sito e subito mi sono andati gli occhi sull’articolo di Acca Larenzia e nel rileggere i fatti ho cominciato a piangere, a tremare e a ricordare.

La mia mente torna a quel giorno, allora avevo 17 anni e fino ad un’ora prima dell’esecuzione ero all’interno della sezione, ma non ricordo si preparasse alcun tipo di volantino o volantinaggio e poi non era un polveroso stanzone anzi c’era il sotto che era spazioso e anche un piccolo ufficio ricavato sopra .Abitavo nei dintorni di Via Delle cave e quel giorno uscito dalla sezione andai con altri amici in giro nei dintorni di casa con la moto che avevo acquistato da poco tempo quando all’improvviso cominciai a sentire diverse sirene che passavano nelle vicinanze e sentii voci che parlavano di sparatorie e feriti, incuriosito in moto andai su via delle cave, lasciai la moto nei pressi del bar all’angolo con v. Acca Larenzia e andai in direzione delle scale, che uniscono v.delle cave con v. Evandro e vidi, proprio davanti al parrucchiere una persona stesa in terra era Francesco Ciavatta, ancora vivo lo chiamai Francesco, Francesco, gli detti due schiaffetti sul viso non capivo cosa fosse successo, poi mi accorsi che c’erano due o tre buchi di proiettile sul giubbotto di pelle nera, non c’era nessuno intorno a noi e continuavo a sentire le sirene che però si dirigevano verso via Evandro ma nel frattempo Francesco stava morendo, attraversai le scale di corsa e scesi dall’altra parte dove vidi la porta della sezione chiusa e un corpo appoggiato ad una colonnina di cemento nei pressi dell’autosalone confinante con la sezione, mi avvicinai a quel corpo esanime, era letteralmente crivellato di proiettili, irriconoscibile, che era Franco Bigonzetti lo seppi il giorno dopo, vissi una scena che non dimenticherò per tutto il resto della mia vita, poi cominciò ad arrivare la polizia e tornai verso Francesco, ma nel frattempo c’erano i medici dell’ambulanza che lo stavano caricando sicuramente era già morto, frastornato ripresi la moto e me ne andai a casa e continuavo a sentire sirene a tutto spiano cercai di tenermi informato sui fatti seguendo i telegiornali anche il giorno dopo, non uscii di casa dal pomeriggio prima, seppi poi di quello che successe a Stefano Recchioni che se non ricordo male rimase ucciso durante i tafferugli all’angolo di L.go Orazi e Curiazi da un capitano dei carabinieri tale Sivori.

So che Stefano rimase tra le braccia di Francesca Mambro, all’epoca una diciannovenne come tante, una ragazza acqua e sapone, dolcissima e bella ,molto bella, capelli a caschetto biondi e sempre in jeans, sicuramente quella serata le cambiò la vita.

Questa è la storia da me vissuta, non è inventata è la pura verità, da allora non frequentai più la sezione rimasi molto scosso da quanto accaduto perché al posto loro avrei potuto esserci io.

Non conoscevo Stefano Recchioni ma ero un buon amico di Francesco e Franco due ragazzi che non meritavano la fine che hanno fatto Franco poi era solo di passaggio, in sezione veniva molto poco, a differenza di Francesco che era proprio attivista di Via Noto ma spesso stava al tuscolano.

Ricordo qualcosa anche di altri camerati morti tipo Zicchieri che fu ucciso davanti la porta della sezione prenestino ed era in compagnia di Luchetti Marco se non erro, che rimase leggermente ferito, poi seppi di Angelo Mancia, soprannominato la tigre di talenti, personaggio ricordato e rinomato per ciò che fece, in quegli anni purtroppo volavano spesso pallottole.

Questa mia è soltanto una piccola testimonianza di quando la politica era sporca davvero, e la sera prima di rientrare a casa ci si guardava sempre alle spalle.


Acca Larentia - Sicilia

12 GENNAIO 1978

PALERMO-Cinque giorni dopo la strage di Acca Larentia.
Eravamo in trepida attesa davanti al palco eretto in piazza Castelnuovo e tutt'intorno ad esso, erano distese le bandiere tricolori listate a lutto.
Di lì a poco, avrebbe dovuto prendere la parola, L'ON Pino Romualdi, Presidente del MSI, per commemorare i tre ragazzi missini, uccisi a Roma e alla fine del suo intervento, era previsto un corteo per le vie del centro, già autorizzato dalla Questura.
In piazza, mezz'ora prima della commemorazione, erano presenti solo militanti e simpatizzanti del MSI, del FdG e di Lotta Popolare, che affluivano provenienti da gran parte dell'isola :400 circa.
La folla di popolo che di solito riempiva la stessa piazza, per i comizi di Giorgio Almirante, era, però, assente.
Tutto era pronto.... ma quindici minuti prima della commemorazione , un dirigente della DIGOS comunicò in piazza, al segretario provinciale del MSI, la revoca della manifestazione,corteo compreso, adducendo motivi di ordine pubblico.
Fu, per tutti noi come un fulmine a ciel sereno : il giorno tanto atteso per onorare i giovani camerati romani, era sfumato in un baleno.
Subito dopo, il gruppo di Lotta Popolare convoco' un breve riunione, per decidere il da farsi : alla fine decidemmo di spostarci in altra zona centrale, in piccoli gruppi, per non dare nell'occhio.
I circa 100 militanti di L.P si recarono quindi sparpagliati, in piazza Diodoro Siculo.
Li' avremmo dovuto dar luogo ad un sit-in di protesta, ovvero un volantinaggio mobile.
Mentre la piazza era occupata a chiazze dagli attivisti, all'improvviso giunse un'auto civetta della DIGOS :ormai eravamo attenzionati... e quindi fu deciso di sciogliere le righe.

FRATELLANZA È PIÙ FORTE DEL FUOCO.
In tarda serata, alcuni militanti decisero di porre fine ad un miserabile ritornello che durava da giorni ed andava in onda presso un emittente radio di estrema sinistra, in via Ammiraglio Rizzo:"brindiamo al sangue versato dai Fasci di Acca Larentia.In alto i calici.!"
Appostata in incognito, nei pressi della radio, era presente una pattuglia della DIGOS :l' alt.! ,
la fuga, gli spari degli agenti, il fermo....
Quella sera non fu vendetta ma solo voglia di tutelare la memoria di tre ragazzi della comunità romana, fratelli a noi...

I militanti nazionali, in quegli anni, si trovarono nel bel mezzo di una guerra sottile, perfida, mai dichiarata: lasciando sul campo.... morti, feriti prigionieri.


Acca Larentia, ricordi

.. noi eravamo in massa una sessantina di ragazzi con le lacrime nel cuore e il sorriso feroce ... ma la piazza ribolliva, le zecche sotto il Broletto, noi davanti all'ex Standa C'erano delle palizzate in legno per lavori di ristrutturazione del Duomo, abbiamo appeso lì i manifesti, i rossi escono e li strappano.. torniamo ad affiggerli in una decina alle nostre spalle gli altri pronti a caricare.. i compagni escono e caricano.. ci lanciano addosso di tutto... veniamo a contatto... Vittorio ne ha tre addosso.. non cede.. se li scrolla di dosso.. grida "Camerati avanti!!"  la polizia entra nelle macchine ed inizia a carambolare nella piazza... partono i fumogeni.. ci ritiriamo.... mettiamo i caschi e carichiamo di nuovo.. la polizia arretra con le macchie ammaccate le zecche sono aumentate.. i camerati anziani ( 24/25 anni) riconoscono il servizio d'ordine dei Katanga e del MLS venuti a spazzare via i fasci da Como che osano scendere in piazza .. continuiamo a darci dentro... i rossi scappano... noi gridiamo a braccio teso.... arriva la celere... ci disimpegnamo... una camionetta prende di mira me e un camerata, detto Schulz, ci dividono dal grosso dei camerati.. corriamo per rientrare in sede... ci dividiamo... la camionetta non può seguire tutti e due... corro come un indemoniato.. all'ingresso di piazza San Fedele mi beccano 5 o 6 compagni... il primo lo centro gli altri centrano me.. finisco a terra..calci, catenate.. cerco di proteggermi la testa con il casco... mi dico cazzo sono finito.. mi salvano tre camerati che erano in federazione e avvisati dei pesanti scontri si stavano precipitando per dare manforte... ricordo come se fosse oggi la zecca sopra di me che brandisce il manico di piccone per spaccarmi la testa.. si ferma.. Dibigiano ( ora deceduto ) con un sorriso il ferro spianato gli dice "Merda vediamo chi fa prima" sono medicato in sede dalla Celestina rifiuto di andare in ospedale.. la sera a casa racconto di avere avuto un incidente in motorino

il sabato successivo eravamo ancora in piazza

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Dichiarazioni di Etro, commissione Moro, riguardanti Acca Larentia


Se Mille son le storie

Banda Balder (Click immagine)Canticchiare questa canzone è come respirare l'aria pura dopo un temporale estivo. Il titolo originale è "Amici del Vento" ma comunemente è conosciuta con il nome di "..Se mille.." . In questa canzone è racchiusa e sintetizzata la storia del nostro mondo, la storia di ciascuno di noi, e il tutto con una gioia di fondo incontenibile, inarrestabile come il vento...
Nero Monterosa

Banda Balder (Click immagine)Canticchiare questa canzone è come respirare l'aria pura dopo un temporale estivo. Il titolo originale è "Amici del Vento" ma comunemente è conosciuta con il nome di "..Se mille.." . In questa canzone è racchiusa e sintetizzata la storia del nostro mondo, la storia di ciascuno di noi, e il tutto con una gioia di fondo incontenibile, inarrestabile come il vento...
Nero MonterosaRingraziamo gli Amici del Vento per l'autorizzazione concessaci.

  

 

Immagine storia dal primo Campo Hobbit, una festa a lungo attesa Amici del vento 1978

Se mille son le storie che il vento porta via,
questa è la nostra storia, generazione mia.
Venuti dall'inferno col fuoco nelle vene
innalzeremo al cielo le nostre catene
E torneremo Europa... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te.
Svegliatevi fratelli, su, non dormite più,
giocatevi oggi stesso la vostra gioventù.
Se la maledizione ce la portiamo addosso,
la bruceremo insieme col primo straccio rosso.
E torneremo Europa.... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te.
Se scioglieranno il nodo che oggi ci tiene uniti,
andremo in altri posti a costruire i nidi.
Ci bruceran le case ma che importanza ha,
in casa dei fratelli un posto ci sarà.
E torneremo Europa... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te
Han fatto leggi e imbrogli per chiuderci la bocca,
dei nostri nomi il muro del carcere ribocca.
Ma mille volte mille il canto si udirà
di chi stasera canta la sua libertà.
E torneremo Europa... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te
E mille braccia alzate il mondo rivedrà,
dentro alla mia bandiera una croce brucerà.
E tremeranno ancora i farisei di sempre
e i loro soldi allora non serviranno a niente.
E torneremo Europa..... lo promettiamo a te.
Europa torneremo uniti per te
E chi oggi fa il padrone domani striscerà,
lo troveremo allora a chiederci pietà.
Chi oggi ci disprezza, domani tornerà,
vigliacco come sempre, da noi con umiltà.
E torneremo Europa lo promettiamo a te,
Europa torneremo, uniti per te.
Su questa nostra terra un vento soffierà
e noi semineremo la nostra libertà
Lontano spazzerà i figli del tradimento,
ma noi saremo in piedi: siamo "Amici del Vento".

 


Le immagini, molte volte raccontano una storia differente da quella che si può leggere, rendono concreti gli incubi e i ricordi, una marea di emozioni che ti sommerge e che ti riempe.

La targa per Francesco Ciavatta di fronte la sede
Una scritta fatta pochi minuti dopo l’agguato
Il portone della sezione dopo l’assalto del 12 dicembre 1977
L'ultimo biglietto di Francesco Ciavatta
Fiori e bandiera
La scritta comparsa poco dopo l’eccidio
Il funerale di Franco Bigonzetti su una foto dell’Unità
Il gippone della polizia sfonda la porta della sede
Almirante, Romualdi e Gramazio accorrono sul luogo della strage
La sede dopo l'assalto dei comunisti
Stefano Recchioni pochi minuti prima di essere assassinato
La sede di Via Acca Larentia
La nuova targa apposta alla ex sede storica dell'MSI in via Acca Larentia


E via per le strade

Giano Bifronte, guarda il Passato e il Futuro (Click CC license)Il gruppo degli Janus si costituì a Roma, nel lontanissimo 1976. Il nome prescelto si rifà al dio romano Giano, molto importante per i romani. Il dio era bifronte perchè poteva guardare sia il passato che il futuro. La simbologia è evidente, gli Janus volevano essere un gruppo musicale che guardando al passato guardava il futuro. Il gruppo non ebbe la fortuna che si meritava, e una serie di cambi continui di formazione ne caratterizzo la vita. Stefano Recchioni ne era la voce e la chitarra, il gruppo dedicò a Stefano la canzone "A un Amico" contenuta nel terzo 45 giri edito nel 1981. Mitica la loro apparizione al Campo Hobbit del Giugno 1977 con il primo tentativo di RAC.  Con l'assassinio di Stefano il gruppo cambia ancora la formazione. Nel 1981 il gruppo si sciolse definitivamente, lasciando alcuni inediti. Nel 1987 uscì un CD, Tributo agli Janus, ove alcuni gruppi di musica alternativa reinterpreteranno i brani degli Janus. Seppur con una discografia limitata gli Janus ebbero un successo enorme pressi i militanti, e in alcune sezioni del Fronte, prima di scendere in piazza si ascoltava, cantando tutti insieme, Manifestazione non autorizzata.

Riproponiamo la canzone, sia nel testo sia cantata. La qualità non è eccellente, ma il fascino di un vecchio vinile recuperato dagli scaffali è impagabile

 

 

Le luci azzurre nella vetrina,
qualcuno sventola una bandiera,
sirene coperte dalla gioia
della lotta e della vittoria.
Vedi là dov’è quell’autobus,
oltre mai passeranno
e via per le strade a vivere un’idea,
contro chi vuole vincere il futuro,
contro chi vive di dollari e rubli
la piccola vita dei mercanti.
Vedi là dov’è quell’autobus,
oltre mai passeranno.

Correremo più forte dei suoi sbirri,
riempiremo i silenzi delle sere,
verniceremo di libertà
le piazze, i muri e tutte le scuole.
Vedi là dov’è quell’autobus,
oltre mai passeranno.


Acca Larentia il rito del presente

Milite Waffen SS Vallonie (Clik license)Da sempre l'uomo ha cercato un contatto con le anime dei defunti quasi per esorcizzare il nulla della morte e continuare ad avere un vero rapporto emotivo con chi non c'è più. Il rito esprime il vincolo sacro tra i morti e vivi, congiunti nella vitalità della fede. Assurti nell’universo simbolico come eroi e santi, i caduti vegliano carismaticamente sulla comunione del Clan, continuando a vivere nella loro memoria.

 

Il rito del Presente, un ponte spirituale fa vivi e morti, ove i morti vegliano sui vivi e i vivi onorano i morti

 

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